Importante cambio di rotta della Commissione Europea sul fronte dei conti pubblici e della transizione energetica. Nel Pacchetto di primavera del Semestre europeo, l’esecutivo UE ha formalizzato l’estensione della Clausola nazionale di salvaguardia (originariamente concepita solo per le spese di difesa) anche alle misure di resilienza energetica.
La decisione è legata alla persistenza della crisi energetica globale causata dalle tensioni geopolitiche e dalla prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. La novità accoglie una pressante richiesta politica avanzata dall’Italia, legata anche all’implementazione del cosiddetto “nucleare sostenibile”.
Come funziona lo spazio fiscale: i limiti numerici
La flessibilità concessa non sarà un assegno in bianco, ma seguirà paletti rigidi per non compromettere la sostenibilità dei bilanci:
- Il tetto annuale: Gli Stati membri potranno usufruire di uno spazio fiscale aggiuntivo fino allo 0,3% del PIL all’anno per il triennio 2026-2028.
- Il tetto cumulativo: Non si potrà utilizzare lo 0,3% per tre anni consecutivi. Il limite massimo complessivo sull’intero triennio è blindato allo 0,6% del PIL.
- La cornice globale: Tutte le concessioni rimangono all’interno del tetto massimo dell’1,5% del PIL già previsto per le spese di difesa. Per i Paesi che hanno già esaurito l’1,5%, l’accesso alla quota energia sarà subordinato a una severa valutazione aggiuntiva sulla sostenibilità del debito.
Cosa si può finanziare (e cosa è vietato)
Il Vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha voluto chiarire la natura delle spese ammesse, ponendo un veto assoluto sui sussidi generalizzati:
Valdis Dombrovskis (Commissario UE all’Economia): «Non parliamo solo di investimenti in senso stretto. Ammettiamo misure di sostegno alle famiglie, purché accelerino la transizione lontano dai combustibili fossili: penso agli incentivi per pompe di calore, pannelli solari, batterie di accumulo o veicoli elettrici. Ma non finanzieremo il sostegno ai combustibili fossili. Tagli generalizzati delle tasse sull’energia o delle accise? No».
Dombrovskis ha poi gettato acqua sul fuoco sul legame energia-difesa: la clausola non obbliga a spendere in armamenti, offre solo una facoltà. Tuttavia, ha ricordato che «una valuta forte come l’euro non può mantenere lo status di riserva globale senza la forza militare necessaria a sostenerla».
La reazione di Giorgetti e il nodo degli “squilibri”
Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso immediata soddisfazione per un risultato diplomatico per nulla scontato:
Giancarlo Giorgetti (Ministro dell’Economia): «Sono soddisfatto perché la Commissione, cosa impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato. Quando verranno definiti i dettagli operativi, il Mef formulerà proposte mirate a tutela di imprese e famiglie. La valutazione complessiva terrà conto dello sforzo e della serietà dimostrati dalla finanza pubblica italiana».
Resta però lo sfondo macroeconomico complesso: nelle stesse ore, la Commissione ha confermato che l’Italia (insieme a Ungheria e Slovacchia) presenta ancora squilibri macroeconomici, mentre la Romania resta in una situazione di squilibrio eccessivo. L’UE ha contestualmente raccomandato a Roma di garantire che le misure di attenuazione dei prezzi energetici rimangano temporanee e strettamente mirate solo alle famiglie più vulnerabili e alle imprese energivore.