Colpo di scena nella crisi dello Stretto di Hormuz. Con un annuncio a sorpresa su Truth Social, il Presidente Donald Trump ha ordinato la sospensione temporanea del “Project Freedom”, l’operazione di scorta armata ai mercantili che era appena iniziata. La mossa arriva mentre il Segretario di Stato Marco Rubio dichiarava ufficialmente conclusa la fase cruenta delle ostilità (Operation Epic Fury), aprendo uno spiraglio diplomatico senza precedenti.
Trump ha giustificato lo stop parlando di un possibile accordo imminente con la Repubblica Islamica: la decisione è arrivata su esplicita richiesta del Pakistan e di altri paesi alleati, suggerendo l’esistenza di un canale diplomatico parallelo. “Sono stati fatti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo. Sospendiamo il movimento delle navi per un breve periodo per vedere se l’accordo può essere firmato”, ha scritto il Presidente. Trump ha però chiarito che il blocco dei porti iraniani (in vigore dal 13 aprile) rimane operativo.
A Teheran, la notizia è stata accolta come una vittoria della deterrenza. L’agenzia Tasnim ha titolato: “Trump fa marcia indietro”, attribuendo la sospensione agli avvertimenti ricevuti dall’Iran. Mentre Washington fermava i motori, il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha incontrato a Pechino l’omologo cinese Wang Yi. La Cina, che importa l’80% del greggio iraniano, sta agendo da garante silenzioso per evitare che il blocco di Hormuz mandi in tilt la sua economia.
Nonostante l’annuncio della tregua e della sospensione delle operazioni, la tensione resta altissima: Ieri sera, una nave mercantile è stata colpita da un proiettile di origine ignota nello Stretto. L’episodio conferma la fragilità del corridoio marittimo.
È scattata la “tregua di Kiev”, ma il conflitto non si ferma. Mosca dichiara di aver abbattuto 50 droni ucraini stanotte, mentre un raid ha colpito l’area di Zaporizhzhia.
La sospensione del Project Freedom evidenzia una possibile asincronia tra la linea dura di Marco Rubio e il pragmatismo negoziale di Trump. Il tycoon sembra voler capitalizzare militarmente i successi degli ultimi mesi per forzare Teheran a un accordo storico prima che la situazione sfugga di mano.
Tuttavia, l’incidente marittimo delle ultime ore e i raid in territorio russo dimostrano che la “pace” annunciata è ancora estremamente precaria. Gli occhi del mondo sono ora puntati sull’incontro di domani in Vaticano tra il Papa e Rubio, che potrebbe aggiungere un tassello morale fondamentale a questo complesso puzzle geopolitico.