Dopo 25 anni di attese e veti, l’accordo tra l’Unione Europea e il blocco sudamericano del Mercosur è pronto per il sigillo finale. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, volerà ad Asunción, in Paraguay, il prossimo 17 gennaio per la firma ufficiale. L’intesa apre un mercato da 700 milioni di consumatori e si pone come scudo europeo contro le politiche protezionistiche e la “guerra dei dazi” annunciata da Donald Trump.
Il voto favorevole dell’Italia è stato decisivo per raggiungere la maggioranza qualificata necessaria. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che il “sì” è arrivato solo dopo aver ottenuto rassicurazioni concrete per il settore agroalimentare, trasformando un accordo ritenuto “ideologico” in uno “sostenibile”:
- Soglia di salvaguardia: Abbassata dal 8% al 5%. Questo meccanismo fa scattare indagini e blocchi automatici sulle importazioni di prodotti sensibili (come carne, riso e mais) in caso di turbative del mercato.
- Fondo di compensazione: Stanziati 6,3 miliardi di euro per mitigare gli effetti negativi sugli agricoltori europei.
- Tutela delle DOP/IGP: Riconosciute e protette oltre 340 indicazioni geografiche europee (di cui 57 italiane, tra cui l’Aceto Balsamico di Modena e vari formaggi tipici).
- Fertilizzanti: Azzeramento dei dazi sulle importazioni per ridurre i costi di produzione dei nostri agricoltori.
Nonostante l’ottimismo espresso dai ministri Lollobrigida e Tajani, la maggioranza si spacca. La Lega ha confermato la sua “storica contrarietà”, parlando di rischi superiori ai benefici per l’economia nazionale. “Non possiamo condividere questo entusiasmo”, ha dichiarato il senatore Claudio Borghi, riflettendo il malumore che serpeggia in una parte dell’elettorato agricolo.
Mentre a Bruxelles si chiudeva l’intesa, a Milano è esplosa la protesta. Decine di trattori hanno invaso piazza Duca d’Aosta, davanti alla sede del Consiglio Regionale lombardo. Sotto lo slogan “No al Mercosur”, i manifestanti di Riscatto Agricolo e Coapi hanno denunciato il rischio di una concorrenza sleale da parte di prodotti sudamericani che non rispettano gli standard fitosanitari e ambientali europei.
L’isolamento di Parigi è ora quasi totale. La Francia di Emmanuel Macron, insieme a Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda, ha votato contro, ma non è riuscita a formare una minoranza di blocco. Questo strappo rischia di avere conseguenze interne devastanti per l’Eliseo: le opposizioni (RN e LFI) minacciano una mozione di sfiducia che potrebbe portare a elezioni anticipate.
Di segno opposto la reazione di Berlino: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha salutato l’accordo come una “pietra miliare della sovranità strategica europea”.