La diplomazia italiana mette i paletti alla Casa Bianca e risponde con durezza istituzionale agli attacchi di Donald Trump, pur mantenendo ferma la linea del dialogo strategico. In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ridisegna il perimetro delle relazioni bilaterali Roma-Washington all’indomani dello strappo sulla NATO e sul dossier Iran, respingendo l’idea di un’Italia subordinata ai diktat statunitensi.
«Non siamo sudditi»: la sovranità nazionale prima di tutto
Tajani ha difeso la scelta della premier Giorgia Meloni di non cedere alle pressioni americane sull’uso dei soldati e delle basi per le azioni militari in Iran, ricordando che la fedeltà atlantica non cancella l’indipendenza decisionale dell’esecutivo:
Antonio Tajani: «È il punto in cui bisogna abbassare i toni e lavorare. La politica estera non si fa con le offese e gli ultimi attacchi immotivati, a cui è stato sacrosanto rispondere. Essere alleati leali degli USA non significa rinunciare alla nostra sovranità: non siamo sudditi di nessuno. La premier Meloni ha difeso l’Italia e ha fatto bene. Ci sono state richieste politiche: più spese per la difesa, più sostegno a certe iniziative in Medio Oriente. Ma l’Italia decide in base ai propri interessi, alla propria Costituzione e al proprio posizionamento internazionale. L’Italia non offre e mi auguro che gli USA non pretendano».
Il peso geopolitico di Roma e l’asse solido con Marco Rubio
Il titolare della Farnesina ha voluto ricordare i numeri e i posizionamenti che rendono l’Italia un interlocutore paritetico indispensabile per Washington, evitando che lo scontro verbale danneggi il tessuto produttivo:
- I punti di forza italiani: Seconda potenza industriale d’Europa, quarta forza commerciale nel mondo e “ponte” strategico nel Mediterraneo, nei Balcani, in Africa e in Medio Oriente.
- I contatti con il Dipartimento di Stato: Tajani ha chiarito che i colloqui privati con il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, non si sono mai interrotti. «Il nostro è un rapporto franco. L’ho informato personalmente della decisione di annullare il Forum di Miami, ma ci vedremo presto al prossimo Vertice NATO di Ankara».
Il 4 luglio a Villa Taverna «a testa alta» per i 250 anni degli USA
A differenza delle prime indiscrezioni che parlavano di una presenza fugace il 2 luglio, Tajani ha confermato che guiderà la delegazione italiana a Villa Taverna per le storiche celebrazioni del 4 luglio, data del grande ricevimento per i 250 anni dall’Indipendenza americana:
Antonio Tajani: «Andrò a Villa Taverna a testa alta, a festeggiare l’indipendenza di un grande Paese libero e democratico. L’Italia è amica del popolo americano, lo era con Reagan, con Bush padre e figlio, con Clinton, Obama e Biden. Lo è ancora. Milioni di italo-americani hanno contribuito a rendere grande l’America».
Il pilastro della Difesa: l’Europa valga quanto Washington nella NATO
Replicando indirettamente alle minacce di Trump di un disimpegno statunitense dall’Alleanza Atlantica se gli alleati non pagheranno di più, il ministro degli Esteri ha rilanciato la necessità di una difesa comune europea integrata:
Antonio Tajani: «La NATO è imprescindibile, ma dentro la NATO il pilastro europeo dev’essere forte quanto quello americano. L’Italia non è seconda a nessuno per l’impiego e il sacrificio dei suoi militari. Oggi garantiamo la presenza dell’Occidente in Niger, a Gibuti, in Somalia, nei Balcani, in Libano, nel Mar Rosso e sul fronte Est della NATO. Il nostro rapporto storico con gli Stati Uniti va gestito con maturità, tutelando le tantissime imprese italiane che lavorano con l’America».