‘RITIRINO ACCUSE NAZISMO,CHI VIAGGIA IN TURCHIA STIA ATTENTO’
Sempre alta la tensione fra Olanda e Turchia dopo il No dalla prima a due ministri di Ankara che volevano fare comizi a Rotterdam. La diplomazia turca protesta formalmente per il caso e per il trattamento contro manifestanti turchi in Olanda nel week-end. L’Aja chiede da parte sua che siano ritirate le accuse di nazismo e fascismo, altrimenti le relazioni fra i due paesi resteranno difficili. E poi mette in allerta i connazionali che dovessero trovarsi in questi giorni in Turchia. Dal Cremlino, intanto, un invito alla distensione. Stoltenberg: appello ad approccio misurato tra Alleati Nato. Ue, Turchia si astenga da commenti eccessivi.
“La Ue chiede alla Turchia di astenersi da commenti eccessivi e da azioni che possano esacerbare la situazione, che puo’ essere risolta solo mantenendo un buon canale di comunicazione aperto”: lo ha detto il portavoce del presidente della Commissione Juncker, che nel weekend si e’ consultato con i leader europei sulla crisi Olanda-Turchia.
Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha invitato Olanda e Turchia, in quanto membri dell’Alleanza, a mostrare “rispetto reciproco” e ad “abbassare la tensione” nella crisi scatenata dal divieto olandese alla visita nel Paese di due ministri di Ankara, cioè quello degli Esteri Mevlut Cavusoglu e quella della Famiglia Fatma Betul Sayan Kaya, che sabato avrebbero voluto partecipare a un incontro per promuovere il referendum costituzionale turco del prossimo 16 aprile. “Il dibattito robusto è il cuore delle nostre democrazie, e lo è anche il reciproco rispetto”, ha detto Stoltenberg in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sullo scontro diplomatico fra Olanda e Turchia, entrambi membri della Nato. Stoltenberg ha invitato piuttosto a “concentrarsi sulle sfide comuni”.
Già dominata dal tema dell’immigrazione e dall’ascesa dell’estrema destra xenofoba di Geert Wilders, la campagna elettorale olandese ha subìto un forte scossone questo fine settimana, a tre giorni dal voto, a causa della crisi diplomatica con la Turchia. Gli ultimi sondaggi – che comunque non possono tenere conto degli ultimi eventi – dell’istituto Maurice de Hond pubblicati ieri vedono il partito del premier Mark Rutte (VVD) al primo posto con 24 seggi su 150 alla camera bassa del parlamento, in netto calo rispetto ai 40 seggi di cui dispone attualmente. Il partito di Wilders (PVV) è al secondo posto, con 22 seggi, in ulteriore calo rispetto ai precedenti sondaggi. La tensione con la Turchia – causata dal divieto di ingresso a rappresentanti del governo turco per svolgere comizi elettorali in Olanda in vista del referendum costituzionale del 16 aprile – ha un duplice risvolto. Da un lato viene sfruttata da Wilders per dimostrare come decenni di tolleranza verso l’immigrazione di massa e il multiculturalismo abbiano prodotto solo sfasci nella società olandese. Allo stesso tempo il pugno duro mostrato dal governo dell’Aia verso Ankara gioca a favore del premier Rutte, che ha ribadito il suo appello alla popolazione di origine turca a “rispettare i valori olandesi” o ad andarsene. Intanto oggi l’Aia ha esortato i suoi cittadini che si trovassero in Turchia alla massima prudenza a causa delle “tensioni diplomatiche” e con una nota sul sito internet del ministero degli Esteri ha invitato i connazionali a “restare vigili ed evitare i raduni e i luoghi molto frequentati”.
Contemporaneamente, nei Paesi Bassi, si rafforzano i timori della popolazione di origine straniera di fronte ad atteggiamenti, se non a gesti di intolleranza. Centinaia di persone si sono riunite in due moschee ad Amsterdam e Rotterdam per esprimere le loro preoccupazioni per la crescente discriminazione. “Senza dubbio, i pericoli posti dal gruppo Stato islamico e altri gruppi radicali, hanno spinto le persone a guardarci in modo diverso”, ha osservato il blogger Nourdeen Wildeman durante un dibattito nella più grande moschea del paese, Rotterdam. Intanto cresce l’attesa per l’importanti dibattito televisivo di questa sera tra Rutte e Wilders, che si sono tenuti finora molto lontani dalle tribune televisive. Quasi 13 milioni di cittadini sono chiamati a scegliere con sistema proporzionale tra 28 partiti il 15 marzo. I risultati dovrebbero aprire la strada a un difficile periodo di trattative tra i numerosi piccoli partiti, alcuni dei quali, in particolare i Verdi guidati dal giovane e carismatico Jesse Klaver, potrebbero giocare il ruolo di ago della bilancia.
Sale di intensità lo scontro tra l’Unione Europea e la Turchia. Mentre da Bruxelles, la Ue esprime la sua forte preoccupazione per i cambi costituzionali cercati da Erdogan col referendum e si invita Ankara ad abbassare i toni polemici verso Olanda, Germania e gli altri paesi che hanno limitato i comizi politici turchi sul loro territorio, la Turchia risponde con la minaccia di rivedere l’accordo sull’immigrazione stabilito dal paese con l’Unione. La Turchia “dovrebbe rivalutare” l’accordo sull’immigrazione firmato con l’Unione Europea, alla luce della crisi diplomatica con l’Olanda: lo ha affermato il ministro degli Affari europei turco, Omar Celik, le cui dichiarazioni sono state riportate dall’agenzia di Stato, Anadolu. “La Turchiadovrebbe riesaminare la clausola sul transito per via terra” contenuta nell’accordo, ha avvertito Celik; secondo Anadolu il Ministro avrebbe evitato di rimettere in discussione l’applicazione dell’accordo alle vie marittime solo perché ciò metterebbe a rischio il voto dei migranti diretti verso l’Europa. Le dichiarazioni di Celik avvengono dopo al crisi diplomatica aperta dal rifiuto del governo olandese di autorizzare due Ministri turchi a partecipare a dei comizi in favore del referendum costituzionale proposto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
Dal canto suo la Commissione europea ha ricordato che “gravi preoccupazioni” sono state espresse dalla Commissione Venezia del Consiglio d’Europa per la proposta di modifiche costituzionali in Turchia che rischiano una “concentrazione eccessiva di potere in una sola funzione, con gravi conseguenze sulle necessarie garanzie contro gli abusi dei potere esecutivo (‘checks and balances’, ndr) e sull’indipendenza del sistema giudiziario”. Inoltre, secondo la Commissione, “è preoccupante che questo processo di modifica costituzionale avvenga durante lo stato di emergenza” instaurato dopo il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio scorso. Lo affermano in una dichiarazione congiunta pubblicata a Bruxelles l’Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune dell’Ue, Federica Mogherini, e il commissario all’Allargamento dell’Unione e la politica di Vicinato, Johannes Hahn. Le modifiche costituzionali, che concentrano il potere nelle mani del presidente Recep Tayyip Erdogan, sono sono state adottate dal Parlamento turco il 16 gennaio e saranno sottoposte a referendum il prossimo 16 aprile. “Come sottolineato nel suo parere dalla Commissione Venezia (del Consiglio d’Europa, ndr), la Turchia ha il diritto di decidere il proprio sistema di governo. Riconosciamo il fatto che il Paese stia attraversando tempi difficili e sosteniamo la sua lotta contro il terrorismo”, affermano i due membri dell’Esecutivo Ue, ricordando però subito dopo le preoccupazioni espresse dalla stessa Commissione Venezia. “Gli emendamenti proposti, se approvati al referendum del 16 aprile, e in particolare il modo in cui saranno applicati in pratica, verranno valutati alla luce degli obblighi della Turchia come Paese candidato all’adesione all’Ue e come membro del Consiglio d’Europa”, sottolineano Mogherini e Hahn, e aggiungono: “Incoraggiamo la Turchia a proseguire e approfondire ulteriormente la sua cooperazione stretta con il Consiglio d’Europa e i suoi organismi (in particolare la Commissione Venezia, ndr) e a rispondere alle loro preoccupazioni e raccomandazioni”. Quanto alle tensioni degli ultimi giorni fra Ankara e i Paesi Bassi per il divieto imposto alla partecipazione di due ministri turchi a manifestazioni pro-Erdogan in Olanda, la Commissione europea chiede di “evitare ulteriori ‘escalation’ e calmare la situazione”. “Le decisioni riguardanti la tenuta di manifestazioni e riunioni negli Stati membri sono di competenza dei paesi interessati, in accordo con le norme della legislazione nazionale e internazionale”