La tensione tra Stati Uniti e Venezuela ha raggiunto un nuovo picco dopo l’annuncio da parte di Washington di una vasta operazione militare anti-narcotici denominata “Southern Spear”. L’iniziativa, lanciata in attuazione di una direttiva del Presidente Donald Trump, mira a colpire i gruppi definiti “narco-terroristi” nell’emisfero occidentale.
L’operazione è stata confermata dal Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, che su X ha dichiarato l’obiettivo di “proteggere la nostra Patria dalla droga” e neutralizzare le organizzazioni criminali che alimentano il traffico verso gli Stati Uniti. L’azione sarà guidata dalla Joint Task Force Southern Spear in coordinamento con il Comando Meridionale USA.
L’annuncio è stato accompagnato da un significativo dispiegamento di forze navali USA. L’agenzia Associated Press ha riportato l’avvicinamento della portaerei USS Gerald R. Ford, la più moderna della Marina statunitense, che si unirà a una consistente flotta di navi da guerra, sottomarini e velivoli già presenti nella regione.
Questo dispiegamento, con due navi da guerra già avvistate a circa 50 km dalle coste venezuelane, rappresenta il più grande sforzo militare statunitense in America Latina e nei Caraibi dall’invasione di Panama del 1989.
La mossa di Washington ha suscitato una ferma reazione da parte del governo venezuelano, che accusa gli Stati Uniti di un “assedio ostile”. Il Presidente Nicolás Maduro ha lanciato un appello diretto al Presidente Trump, invocando la “pace” nel continente e chiedendo a Washington di desistere dai tentativi di cambio di regime.
Caracas ha avvertito che un possibile conflitto nei Caraibi potrebbe avere effetti “devastanti”. L’amministrazione Trump accusa apertamente il governo Maduro di inazione contro il narcotraffico e, secondo fonti CNN, starebbe valutando opzioni drastiche che includono attacchi diretti sul territorio venezuelano e l’impiego di forze speciali d’élite (come la Delta Force o i Navy SEAL Team 6) per colpire i vertici del regime, compreso il possibile rapimento o assassinio di Maduro.
A fronte di questa escalation, secondo il Washington Post, il Presidente Maduro avrebbe richiesto al Presidente russo Vladimir Putin un potenziamento delle difese aeree venezuelane, inclusa la riparazione dei caccia Su-30.
Mosca, tuttavia, ha finora mantenuto una posizione cauta, limitandosi a promettere aiuti economici e non impegnandosi esplicitamente in un sostegno militare. Nonostante le discussioni nei circoli conservatori russi sull’ipotesi di dislocare missili in Venezuela – uno scenario ad alto rischio di scontro diretto con gli USA – tale opzione è considerata estremamente improbabile.