Si accende il dibattito interno alla maggioranza alla vigilia di una settimana determinante per i conti pubblici italiani. Il centro della contesa è la risoluzione comune da presentare in Aula giovedì, in concomitanza con l’approdo del Documento di finanza pubblica in Parlamento. A innescare la miccia è il capogruppo leghista Claudio Borghi, che propone formalmente l’abbandono, anche unilaterale, del Patto di Stabilità qualora l’Unione Europea non fornisse risposte adeguate alle richieste di Roma.
La linea dura della Lega non trova però sponda negli altri partiti della coalizione. Fratelli d’Italia, per voce del responsabile economico Marco Osnato, invita alla prudenza parlando di “voli pindarici” e ribadendo che i parametri europei vanno gestiti con pragmatismo. Sulla stessa scia Forza Italia: il portavoce Raffaele Nevi avverte sui rischi sistemici di una rottura, citando il pericolo di un’impennata dello spread e l’instabilità dei mercati.
Gli azzurri propongono una via alternativa: puntare sulla revisione del PNRR e dei fondi di coesione in chiave energetica, un’ipotesi che sembrerebbe trovare spiragli di apertura a Bruxelles.
Il clima di incertezza nella maggioranza offre il fianco alle critiche delle opposizioni. Il Partito Democratico parla di “palese confusione” e linee politiche opposte, mentre Italia Viva sottolinea il “caos” generato dai dati sul deficit, che ha recentemente toccato quota 3,1%.
Nonostante le frizioni, l’esecutivo prosegue la trattativa diplomatica con l’UE, cercando l’asse con la Francia per bilanciare l’ostilità dei paesi cosiddetti “frugali”. Tra le opzioni sul tavolo di Fratelli d’Italia spunta anche l’attivazione della “clausola di salvaguardia nazionale”, che permetterebbe di deviare dal percorso di spesa concordato in presenza di eventi eccezionali e fuori dal controllo dello Stato.
La priorità resta quella di scorporare dal calcolo del deficit le spese strategiche per l’energia, una battaglia che Carlo Fidanza (FdI) definisce necessaria per superare “formule vecchie e stantie” di fronte a una crisi che rischia di degenerare rapidamente. Lo scostamento di bilancio rimane l’estrema ratio, a causa dell’impatto diretto che avrebbe su tassi d’interesse, mutui e crediti per i cittadini.