Un nuovo scossone investe il Ministero della Cultura. Il ministro Alessandro Giuli ha azzerato i vertici del proprio staff, firmando i decreti di revoca per due figure chiave del dicastero di via del Collegio Romano: Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica, ed Elena Proietti, capo della segreteria personale.
La decisione, anticipata dal Corriere della Sera, giunge al culmine di una serie di frizioni interne che stanno scuotendo la maggioranza. Al centro del provvedimento contro Merlino, considerato uomo di fiducia del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, ci sarebbe il mancato finanziamento al documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”. Giuli aveva recentemente definito “inaccettabile” l’esclusione della pellicola dai fondi pubblici, promettendo di intervenire per sanare quella che ha descritto come una prova di “opacità o imperizia” burocratica.
Per quanto riguarda Elena Proietti, esponente di spicco di Fratelli d’Italia in Umbria, la revoca sarebbe legata a una contestazione di natura disciplinare e organizzativa: la dirigente non si sarebbe presentata all’aeroporto per la missione ministeriale a New York dello scorso mese, lasciando il ministro senza il supporto della segreteria personale durante la trasferta internazionale.
Il provvedimento ha scatenato un’immediata reazione politica. Irene Manzi (Pd) parla di “versioni contraddittorie” da parte del ministro e di un “fallimento totale delle politiche culturali”. Secondo la capogruppo dem in commissione Cultura, il Ministero sarebbe ormai “travolto da tensioni e scontri continui interni a FdI”.
Dura anche la posizione del Movimento 5 Stelle. Il deputato Gaetano Amato definisce la vicenda un “regolamento di conti interno” che certifica il caos dell’esecutivo: “Il ministro commissariato commissaria a sua volta la lunga mano di Fazzolari”. Anche Sandro Ruotolo (Pd) sottolinea come l’elenco delle uscite e delle dimissioni nel governo Meloni – da Sangiuliano a Sgarbi, fino ai recenti casi Bartolozzi e Venezi – stia diventando sintomo di una “maggioranza attraversata da guerre di potere”.
L’azzeramento dello staff arriva in un momento delicato per il Mic, già al centro delle polemiche per la gestione della Biennale e per le nomine nei teatri lirici. La mossa di Giuli viene interpretata da molti osservatori come un tentativo di riprendere pieno controllo del dicastero, allontanando figure politicamente pesanti ma entrate in rotta di collisione con la nuova linea del ministro.