Un “autosequestro” lampo, plateale e non violento, ha messo fine a mesi di stallo istituzionale. Il deputato di Italia Viva, Roberto Giachetti, si è ammanettato questa mattina al proprio scranno nell’Aula di Montecitorio. Al dodicesimo giorno di sciopero della fame, il parlamentare radicale ha annunciato il passaggio allo sciopero della sete, dichiarando che non avrebbe abbandonato l’emiciclo finché la maggioranza non avesse garantito la ripresa dei lavori della Commissione di Vigilanza Rai.
La protesta con le manette “da sexy shop” “Contro il sequestro della Commissione da parte della maggioranza, mi autosequestro nella casa della democrazia”, ha scandito Giachetti nel suo intervento. Subito dopo ha estratto un paio di manette — acquistate ironicamente in un sexy shop, come rivelato poi a Un giorno da pecora — e si è incatenato al banco.
Mentre l’Aula si svuotava, Giachetti è rimasto da solo nell’emiciclo, vigilato a vista dai medici e dai commessi, ricevendo la visita solidale del presidente della Camera Lorenzo Fontana e il sostegno compatto di tutte le opposizioni, da Elly Schlein a Carlo Calenda.
La telefonata di Meloni e la retromarcia del centrodestra Il muro contro muro è crollato nel tardo pomeriggio. Il segnale di svolta è arrivato direttamente da Palazzo Chigi: la premier Giorgia Meloni ha telefonato personalmente a Giachetti. “Le ho spiegato le mie ragioni, credo abbia compreso il senso della protesta e abbia facilitato la presa di posizione della maggioranza”, ha riferito il deputato di Iv.
Poco dopo, i capigruppo del centrodestra in Vigilanza (Filini, Rosso, Bergesio e Lupi) hanno diffuso una nota congiunta. Pur non condividendo i metodi della protesta, i leader della maggioranza hanno ceduto sul punto chiave: “Siamo disponibili a garantire il numero legale nella prossima seduta per tutelare la salute dell’onorevole Giachetti”. Ricevuto l’impegno pubblico, l’esponente di Italia Viva ha interrotto lo sciopero della sete e si è liberato dalle catene.
Il nodo della presidenza e lo scetticismo delle opposizioni Sbloccata l’impasse, la presidente della Commissione, Barbara Floridia (M5S), ha immediatamente convocato i lavori per mercoledì 27 maggio. Lo scontro politico resta comunque aperto: la Vigilanza è paralizzata da mesi sul nome di Simona Agnes, indicata dal centrodestra per la presidenza Rai ma duramente osteggiata dalle opposizioni, che le negano i due terzi dei voti necessari per la nomina.
“L’apertura della maggioranza non sia un bluff”, ha avvertito il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ricordando come finora il governo abbia spesso finto aperture per poi chiudersi a riccio. Il 27 maggio il centrodestra dovrà scoprire le carte.