Clamoroso strappo istituzionale sul servizio pubblico radiotelevisivo. Con una mossa coordinata e senza precedenti recenti, tutti i parlamentari dei partiti di opposizione hanno rassegnato in blocco le proprie dimissioni dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai.
La decisione è stata formalizzata attraverso una dura lettera ufficiale inviata al presidente del Senato, Ignazio La Russa, e a quello della Camera, Lorenzo Fontana. Le minoranze denunciano lo svuotamento totale del ruolo di garanzia dell’organismo, parlando di un “sequestro politico” operato dalla maggioranza di governo e di una “gestione proprietaria e ideologica” di Viale Mazzini che ha portato al crollo degli ascolti e della credibilità aziendale.
Le ragioni della rottura: «Commissione paralizzata dall’arroganza»
I parlamentari firmatari definiscono le dimissioni di massa come un’estrema ratio, resa inevitabile dal blocco prolungato dei lavori parlamentari:
La lettera delle opposizioni: «La perdurante paralisi delle attività dovuta a ragioni tutte interne alle forze della maggioranza ha di fatto svilito il ruolo della commissione e inferto un ulteriore durissimo colpo alla Rai. Una paralisi dovuta ad un atto di arroganza della stessa maggioranza con l’indicazione di un presidente a dispetto del quadro normativo e di ogni forma di buonsenso. Una forzatura che ha innescato il “sequestro politico” della commissione».
Secondo i partiti d’opposizione, la Vigilanza è ormai diventata un organo puramente “complice del declino della più grande azienda culturale del Paese”, non essendo più messa nelle condizioni reali di poter vigilare.
L’atto d’accusa sul declino editoriale e il crollo dei Tg
La missiva inviata ai vertici di Camera e Senato traccia un bilancio fortemente negativo degli ultimi quattro anni di gestione della televisione pubblica:
I PUNTI CRITICI DENUNCIATI DALLE OPPOSIZIONI ├── ASCOLTI E CREDIBILITÀ ──► Costante calo dell’audience dei Tg e appiattimento dell’offerta. ├── COMPETENZE CALPESTATE ──► Nomine basate sulla fedeltà e sull’appartenenza ideologica. ├── INFORMAZIONE RIDOTTA ──► Marginalizzazione del giornalismo d’inchiesta e dei programmi storici. └── REGOLE UE IGNORATE ──► Mancato recepimento del “Media Freedom Act” sull’indipendenza dei media.
I partiti di minoranza accusano il centrodestra di aver “cancellato programmi di richiamo esclusivamente per ragioni ideologiche” e di aver preso di mira specifiche reti Rai per punirne la linea editoriale. Sotto accusa finisce anche il piano di dismissione del patrimonio aziendale, simbolicamente rappresentato dalla recente “vendita degli immobili storici”.
Scontro sul Media Freedom Act
Il quadro normativo, secondo le opposizioni, si sarebbe aggravato a causa della precisa volontà del governo di non adottare le tutele europee sull’indipendenza del giornalismo:
L’affondo normativo: «Questo vuoto normativo ha consentito l’occupazione dell’azienda con una gestione politica e “proprietaria”. Hanno un solo filo conduttore: l’idea di una Rai “pertinenza” di una maggioranza, e non come bene comune dei cittadini».
Con l’uscita di scena di tutti i rappresentanti della minoranza, la Commissione di Vigilanza Rai perde di fatto la sua funzione di garanzia biparlamentare. Spetterà ora ai presidenti La Russa e Fontana valutare i margini di manovra istituzionali per tentare di ricomporre una frattura che getta l’azienda in una delle crisi politiche più buie della sua storia recente.