Non è un semplice lunedì di analisi post-voto, è il giorno della resa dei conti. La valanga di “No” che ha travolto la riforma della giustizia ha innescato una reazione a catena dentro Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, descritta come “furiosa” per l’esito delle urne, ha deciso di tagliare i rami secchi per frenare l’emorragia di consensi e l’assedio delle opposizioni. Il bilancio è pesantissimo: cadono il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la potentissima capo di gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi. Ma il vero colpo di scena è la sfiducia pubblica a Daniela Santanchè: con una nota ufficiale, la premier ha chiesto formalmente le dimissioni della Ministra del Turismo.
La linea di difesa “fino all’ultimo uomo” è crollata. Meloni, che per mesi ha protetto i fedelissimi della generazione Atreju, ha cambiato radicalmente strategia. “Non posso accettare che passi l’idea di una destra che protegge la casta dai processi”, avrebbe confidato ai suoi. A pesare come macigni sono state le ultime rivelazioni su Delmastro — ritratto in foto con il pregiudicato Caroccia — e le frasi choc di Bartolozzi contro la magistratura definita “plotone d’esecuzione”, considerate tra le cause principali della vittoria del No.


Mentre Delmastro ha rassegnato dimissioni “irrevocabili” parlando di una “leggerezza” commessa in buona fede, la posizione della Santanchè resta il vero nodo politico. La Ministra, indagata per truffa all’Inps, per ora resiste, arroccata nel suo ufficio nonostante il pressing della premier e il fallimento della mediazione tentata da Ignazio La Russa. “Auspico che la medesima sensibilità istituzionale sia condivisa dal Ministro del Turismo”, recita la nota di Palazzo Chigi: un invito che suona come un ultimatum definitivo.

Per il centrosinistra, le dimissioni a catena sono la prova del nove del fallimento politico di Giorgia Meloni. “Sono capri espiatori facili, se non avessero perso il referendum sarebbero ancora tutti lì”, attacca la segretaria del PD Elly Schlein. Le fa eco Giuseppe Conte: “Il governo si scioglie come neve al sole davanti al voto di 14 milioni di italiani. Ora si dimetta tutto l’Esecutivo”. PD e Italia Viva hanno già annunciato una mozione di sfiducia individuale per la Santanchè, qualora non dovesse accogliere l’invito della premier entro le prossime ore.

Nonostante il caos, fonti vicine alla Presidenza del Consiglio smentiscono l’apertura di una crisi formale: Meloni non intende salire al Quirinale né chiedere una nuova fiducia in Parlamento. Tuttavia, con tre caselle scoperte (includendo i precedenti casi Sangiuliano e Fitto), il rimpasto non è più un’ipotesi, ma una necessità tecnica. Si fa strada l’idea di un interim al Turismo assunto direttamente dalla premier per evitare nuovi scontri tra gli alleati nella scelta dei sostituti.