Il centrodestra sembra aver messo una pietra tombale sulla questione del terzo mandato per i presidenti di Regione, almeno a giudicare dalla raffica di dichiarazioni e comunicati diffusi oggi. Sebbene un barlume di discussione resti, per consentire la ricandidatura del leghista Luca Zaia in Veneto, il clima appare ostile a un confronto tra gli alleati. Un vertice tra i leader, tra cui Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, non è in agenda.
La giornata è stata scandita da un botta e risposta serrato. In mattinata, Fratelli d’Italia, per voce del capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, ha respinto ogni ipotesi di modifica delle norme sulla cittadinanza, proposta che sarebbe stata avanzata da Forza Italia. Pronta la replica del collega forzista Paolo Barelli, che ha lapidariamente decretato la “fine della discussione sul terzo mandato”.
A questo punto, è intervenuta la Lega con una nota firmata dal responsabile enti locali Stefano Locatelli, che con “grande rammarico” ha scaricato sugli alleati la responsabilità dell’affossamento delle modifiche al limite dei due mandati, esortando a “voltare pagina” e a “scegliere al più presto i candidati migliori”.
Anche Ignazio La Russa, presidente del Senato e peso massimo di FdI, ha sottolineato come la questione sia “un problema che riguarda i partiti”, rimarcando l’importanza del confronto tra i leader e i capigruppo di maggioranza e opposizione. Tuttavia, la finestra per una modifica sembra ormai chiusa, ancor prima della scadenza di martedì prossimo per la presentazione degli emendamenti al ddl sui consiglieri regionali al Senato, dove la Lega sperava di inserire la modifica.
Bignami ha ribadito che “con gli alleati si parla sempre di tutto”, ma ha chiarito la posizione di FdI sulla cittadinanza, non ritenendola parte del programma e non condivisibile. Sul terzo mandato, ha riconosciuto le preoccupazioni di Forza Italia e la ristrettezza dei tempi tecnici per un’applicazione immediata. Ha anche sottolineato la differenza tra sindaci e presidenti di regione in termini di potere legislativo.
Ma è stato il “niet” di Forza Italia a fine mattinata a sigillare la questione. Barelli ha ribadito che il terzo mandato “non è parte del programma dell’esecutivo e, peraltro, come rilevano i sondaggi, trova contrari gli italiani”. Per questo motivo, per Forza Italia, la discussione è chiusa.
La nota della Lega ha assunto toni rassegnati: “Prendiamo atto con grande rammarico che Forza Italia non intende ragionare sul Terzo mandato, e di certo sono irricevibili scambi con cittadinanza facile o ius scholae.” L’esortazione finale è la stessa: “auspichiamo che il centrodestra scelga al più presto i candidati migliori.”
In assenza di una riapertura last minute del dossier, il centrodestra dovrà ora accelerare sulla “spartizione” delle candidature per le regionali, oltre al Veneto, anche in Campania, Puglia e Toscana. Non è escluso che la Lega possa perdere la candidatura a Palazzo Balbi in Veneto a favore di FdI. Circolano voci su un possibile via libera degli alleati per Alberto Stefani, vice di Salvini, ma dal Veneto si esclude categoricamente che i meloniani possano tollerare una lista Zaia senza la ricandidatura del governatore uscente. Lo stesso Zaia, secondo fonti qualificate, non intenderebbe andare contro le scelte del primo partito del centrodestra.
Sembra che l’allargamento della trattativa a temi divisivi come cittadinanza e fisco, invece che alla sola divisione delle candidature amministrative (con la Lega pronta a discutere con FI per Verona e Milano), abbia fatto naufragare un negoziato già difficile in partenza. La modifica al limite dei due mandati avrebbe potuto mettere in difficoltà il centrosinistra in Puglia e Campania, “liberando” figure come Vincenzo De Luca e Michele Emiliano. La partita, per ora, sembra chiusa.