Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge della Provincia autonoma di Trento che introduce la possibilità di un terzo mandato per il presidente. La norma, approvata lo scorso 9 aprile dal Consiglio provinciale con 19 voti favorevoli e 16 contrari, su proposta del capogruppo leghista Mirko Bisesti, va a modificare la legge elettorale provinciale del 2003.
L’approvazione della legge aveva aperto una frattura nella maggioranza locale e nel gruppo di Fratelli d’Italia, con due consiglieri FdI che avevano votato contro, in disaccordo con la linea del partito, e successivamente avevano lasciato il gruppo. La mossa del Trentino era giunta nello stesso giorno in cui la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittima la legge campana che avrebbe consentito al governatore Vincenzo De Luca (Partito Democratico) di candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Anche in quel caso, era stato il Governo a impugnare la legge regionale. Ora, la Consulta dovrà esprimersi anche sulla legge trentina, che si basa sullo statuto speciale della regione, garantendo una maggiore autonomia rispetto alle regioni a statuto ordinario come la Campania.
Durissima la reazione del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti (Lega), che ha definito l’impugnazione un “atto istituzionale molto pesante contro le prerogative dell’autonomia trentina, con una chiara valenza politica”. “Le autonomie speciali – ha aggiunto Fugatti – come la Corte costituzionale ha detto tra le righe nella sentenza della Campania, hanno potere legislativo esclusivo su questa materia. Quindi riteniamo questo un atto contro l’autonomia del Trentino”.
Secondo quanto trapela, i ministri della Lega avrebbero espresso il loro dissenso sull’impugnazione, confermando la posizione del partito a favore della legge sul terzo mandato. La vicenda apre un nuovo fronte di scontro tra il Governo e la Provincia autonoma di Trento sul tema dell’autonomia e dei limiti ai mandati amministrativi.