È una drammatica corsa contro il tempo quella in corso in Venezuela, colpito nella notte tra il 24 e il 25 giugno da una devastante sequenza sismica “a doppietta” (due scosse principali di magnitudo 7.2 e 7.5 lungo il sistema di faglie di San Sebastián). Il bilancio delle vittime sale di ora in ora, mentre la stima dei dispersi resta ferma alla cifra astronomica e angosciante di oltre 50.000 persone.
Mentre sul campo si continua a scavare a mani nude tra le macerie, la macchina degli aiuti umanitari internazionali si è messa in moto. Da Dubrovnik, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la partenza immediata di un contingente specializzato dall’Italia.
La spedizione italiana e il dramma della comunità italo-venezuelana
Tra oggi e domani arriveranno in Venezuela circa 100 esperti italiani in soccorso per calamità naturali. Il team è composto da personale dell’Unità di Crisi della Farnesina, dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile, e si integrerà con il meccanismo di emergenza attivato in queste ore dall’Unione Europea.
La preoccupazione del governo di Roma è altissima anche a causa della folta comunità italiana residente nel Paese sudamericano.
Antonio Tajani (Ministro degli Esteri): «Continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per aiutare la popolazione civile attraverso la nostra ambasciata e i consolati. Seguiamo con angoscia la situazione: non sappiamo esattamente cosa si troverà sotto le macerie quando i soccorsi arriveranno nel vivo delle operazioni».
Apocalisse a La Guaira: si scava senza sosta, scatta la militarizzazione
L’epicentro dell’emergenza è lo Stato costiero di La Guaira (completamente dichiarato zona disastrata), insieme all’area metropolitana della capitale Caracas, dove interi condomini e complessi residenziali multipiano si sono letteralmente sbriciolati.
La “finestra d’oro” delle prime 72 ore – il limite clinico entro cui è statisticamente probabile trovare superstiti in vita – si sta drammaticamente chiudendo. Negli occhi dei soccorritori restano i piccoli miracoli di queste ore, come l’estrazione in vita di due donne e di un neonato di pochi mesi, ma l’assistenza ai circa 3.000 feriti è al collasso: gli ospedali sono distrutti o privi di barelle e le prime cure vengono prestate in tendopoli improvvisate per strada.
Per fronteggiare l’emergenza, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha annunciato due misure drastiche:
Delcy Rodríguez: «Le strade d’accesso principali a La Guaira sono state finalmente liberate dai detriti per far passare i mezzi pesanti. Contemporaneamente, abbiamo decretato la militarizzazione dello Stato e il dispiegamento delle Forze Armate Nazionali Bolivariane: una misura necessaria per garantire la sicurezza civile, prevenire gli intollerabili sciacallaggi notturni nei negozi e blindare la circolazione dei convogli umanitari».
Le stime preliminari fornite dall’ONU e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) sono spaventose: si calcola che l’impatto complessivo del sisma – stimato provvisoriamente in almeno 6,7 miliardi di dollari di danni diretti – possa aver colpito, direttamente o indirettamente, fino a 6,8 milioni di persone. Più di 70.000 famiglie nella sola area di La Guaira hanno già trascorso le ultime due notti all’addiaccio, dormendo in auto o per terra nel timore delle oltre 200 scosse di assestamento che stanno continuando a far tremare il Paese.