Si muove sul filo di un delicato braccio di ferro diplomatico il negoziato globale per disinnescare la guerra nel Golfo Persico. Se da un lato l’intelligence e la diplomazia internazionale lavorano febbrilmente tra Pechino, Doha e Washington per sbloccare lo Stretto di Hormuz, dall’altro le armi continuano a dettare l’agenda sul campo: Israele ha ripreso con intensità i bombardamenti in Libano contro Hezbollah, mentre nuove violenze colpiscono gli attivisti della Flotilla umanitaria in Nord Africa.
Il nodo nucleare: la mossa di Teheran e il piano di Xi Jinping
Il principale ostacolo alla sigla di un accordo definitivo tra Stati Uniti e Iran resta il destino dei 450 kg di uranio arricchito al 60% in possesso della Repubblica Islamica, una quantità vicina alla soglia critica per lo sviluppo di ordigni atomici.
Secondo fonti diplomatiche, Teheran avrebbe aperto a un importante compromesso, subito smentito dall’ala dura dei Pasdaran:
- La proposta: L’Iran accetterebbe di disfarsi dell’uranio arricchito trasferendolo fisicamente in Cina.
- La condizione: Il governo di Pechino deve porsi come garante internazionale prima che l’Iran proceda alla firma ufficiale con l’amministrazione statunitense.
La mediazione sta vedendo la Cina in un ruolo di primissimo piano. Il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato a Pechino il premier pachistano Shehbaz Sharif e il capo dei negoziatori di Islamabad, Asim Munir (il quale ha appena fatto la spola con Teheran e si dirigerà a Doha). Xi ha formalizzato un piano in quattro punti per porre fine alle ostilità nel Golfo e riaprire lo Stretto di Hormuz alla libera navigazione commerciale.
Miliardi congelati e la retorica di Trump
I colloqui paralleli si sono spostati a Doha, in Qatar, dove il premier qatariota ha ricevuto il presidente del Parlamento iraniano Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, accompagnati dal governatore della Banca Centrale di Teheran.
Al centro della discussione vi è la road map finanziaria. Secondo quanto filtrato da fonti governative al Washington Post, l’intesa dovrebbe strutturarsi in due fasi cronologiche:
Nonostante l’ottimismo espresso dal Segretario di Stato USA Marco Rubio, il presidente Donald Trump non abbandona la linea della massima pressione: «L’accordo sarà grandioso oppure non ci sarà e ricominceremo a sparare in modo più intenso che mai». Trump ha inoltre rilanciato l’ambizione di espandere gli Accordi di Abramo, spingendo per una normalizzazione dei rapporti con Israele che includa Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Giordania, Turchia e, in un secondo momento, lo stesso Iran. Netta la replica di Riad alla Cnn: la normalizzazione resta subordinata a un “percorso irreversibile verso uno Stato palestinese”.
Fronte Libano: via libera USA a Israele contro Hezbollah
Mentre la diplomazia rallenta, i combattimenti al confine settentrionale di Israele subiscono una violenta fiammata. Fonti americane vicine ad Axios hanno rivelato che gli Stati Uniti hanno concesso il via libera militare al premier Benjamin Netanyahu per lanciare una vasta operazione di contrasto contro Hezbollah in Libano, scattata in seguito all’ennesimo attacco di droni contro le città del nord di Israele.
Benjamin Netanyahu (Premier israeliano): «Le nostre forze hanno già eliminato 600 terroristi dall’inizio delle ostilità di confine, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbassare la guardia. La pressione militare sulla milizia sciita continuerà fino al ripristino della sicurezza».
Flotilla umanitaria sotto attacco in Libia
Parallelamente alla crisi mediorientale, giungono notizie drammatiche dalla costa nordafricana. La coalizione internazionale di attivisti della Flotilla, l’organismo navale che tenta di forzare i blocchi per portare aiuti umanitari, ha denunciato un grave attacco subito in territorio libico. Stando alle prime denunce lanciate dai portavoce della missione, le forze locali avrebbero esercitato gravi violenze fisiche contro i volontari, provocando il ferimento di diversi attivisti a bordo delle imbarcazioni.
Reazione dei mercati: Milano vola ai massimi storici
Nonostante le frenate politiche, le borse internazionali scommettono con decisione sul buon esito della trattativa energetica e commerciale tra Washington e Teheran.
- Borse Europee: Chiusura in forte rialzo per tutti i principali listini continentali. Milano guida i guadagni in Europa, aggiornando i propri massimi storici macroeconomici grazie alla spinta dei titoli industriali e bancari.
- Materie Prime: L’ipotesi di una riapertura dello Stretto di Hormuz e del ritorno del greggio iraniano sui mercati globali ha provocato un netto ribasso dei prezzi di gas naturale e petrolio, allentando la pressione inflazionistica sui costi dell’energia.