Non si placa la burrasca diplomatica e verbale sull’asse tra la Casa Bianca e il Vaticano. A pochi giorni dall’ultimo alterco, Donald Trump è tornato a colpire duramente Papa Leone XIV (al secolo Thomas Prevost, primo pontefice statunitense della storia, nato a Chicago nel 1955).
Il pretesto per il nuovo affondo è stata la visita in Vaticano di una delegazione democratica dell’Illinois guidata dal sindaco di Chicago, Brandon Johnson. L’incontro, volto a promuovere il dialogo interreligioso, ha scatenato la furia del tycoon che ha affidato al suo social network, Truth, un messaggio al vetriolo.
L’affondo di Trump: «Qualcuno spieghi al Papa che quel sindaco è inutile»
Il presidente statunitense ha rilanciato sul proprio profilo le foto dell’udienza papale pubblicate da Johnson, accompagnandole con un commento sprezzante che intreccia la politica interna americana con i dossier di geopolitica globale:
Donald J. Trump: «Qualcuno dovrebbe spiegare al Papa che il sindaco di Chicago è inutile e che l’Iran non può in alcun modo avere un’arma nucleare!».
Dietro l’attacco di Trump non c’è solo la storica rivalità con l’ala progressista dei democratici di Chicago, ma anche il fastidio per i continui richiami del Vaticano alla diplomazia nel Golfo Persico, proprio mentre la Casa Bianca ha congelato il memorandum con Teheran pretendendo clausole più rigide.
Parlando a Fox News, Trump ha rivendicato la sua intransigenza nei negoziati: «Inizialmente l’Iran diceva: “Non svilupperemo un’arma nucleare”. Io ho risposto: “Bene, ma cosa succede se la comprate?”. Così ora il testo dice: “Non svilupperemo né acquisteremo in alcun modo un’arma militare nucleare”. C’è una grande differenza. Sono negoziatori molto tosti, ma io non ho fretta». Il presidente ha poi lanciato una provocazione ambigua, sostenendo che l’esercito regolare iraniano sarebbe stato risparmiato dai raid USA e israeliani perché ritenuto “moderato”, a differenza della marina e dell’aviazione dei Pasdaran, «distrutte al 100%».
La risposta di Leone XIV: «La pace si fa con i fatti, non sui social»
La replica del Pontefice è arrivata indirettamente poche ore dopo, durante una solenne preghiera alla Grotta della Madonna di Lourdes nei Giardini Vaticani. Davanti ai fedeli riuniti per la recita del Rosario per la pace nel mondo, Papa Leone XIV ha pronunciato un discorso dai forti accenti umanitari, condannando la «bramosia di potere» e la «violenza delle parole».
Papa Leone XIV: «Anche in questo tempo di gravissime tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, profughi e persone sofferenti. La pace non è una teoria da verificare in laboratorio, né un’ingenua illusione o un affare da gestire per puro interesse. È piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita».
Il Santo Padre ha poi lanciato un monito chiaro, che molti osservatori hanno letto come un richiamo diretto proprio allo stile comunicativo del presidente statunitense:
- L’impegno individuale: «Ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media».
- L’appello per i civili: «Non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà più fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe. Dio cerca costruttori di pace, e dobbiamo rispondergli non a parole, ma con i fatti».