Alla vigilia dell’attesissimo Vertice annuale della NATO, che si aprirà domani 7 luglio 2026 ad Ankara, il presidente statunitense Donald J. Trump surriscalda oltre ogni limite l’asse diplomatico con l’Europa e, in particolare, con l’Italia. Con una mossa che unisce la provocazione social alla pressione geopolitica, il tycoon ha sferrato un durissimo attacco frontale alla premier Giorgia Meloni, aprendo al contempo un contenzioso economico con gli alleati atlantici basato su dati fuorvianti e contestati dagli analisti internazionali.
Il caso Truth: «Serve un ordine restrittivo»
Il picco dell’escalation verbale contro la presidenza del Consiglio italiana – che fa seguito alle già note tensioni registrate durante il recente G7 di Evian – è arrivato sulla piattaforma social Truth.
Trump ha pubblicato una foto-meme che ritrae Giorgia Meloni intenta a guardarlo con un’espressione ironicamente definita “in adorazione”. L’immagine è stata accompagnata da una didascalia tranciante:
Donald J. Trump: «Restraining order needed» (Necessario un ordine restrittivo).
Una provocazione diretta a destabilizzare i rapporti bilaterali proprio alla vigilia del bilaterale in Turchia, dove mercoledì è atteso anche un cruciale faccia a faccia a margine del summit tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, volto a discutere la chiusura di un conflitto iniziato ormai più di quattro anni fa. Il tycoon ha già avviato contatti telefonici preliminari separati sia con Kiev che con Vladimir Putin.
Lo scontro sui bilanci NATO: il grafico della discordia
L’affondo a Meloni si inserisce in una più ampia strategia di logoramento della NATO. Trump ha dichiarato che si recherà ad Ankara solo per rispetto nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, liquidando gli altri partner europei come “parassiti economici”. A supporto delle sue accuse, il presidente USA ha mostrato un grafico con la spesa militare assoluta dal 2014 a oggi:
IL PARAGONE ASSOLUTO MOSTRATO DA TRUMP (Miliardi di $) ├── STATI UNITI ──► Quasi 1.000 Miliardi $ ├── REGNO UNITO ──► Circa 90 Miliardi $ ├── FRANCIA ──► Circa 66 Miliardi $ └── ITALIA ──► Quasi 49 Miliardi $
L’Analisi Geopolitica: Perché i conti di Trump sono falsi
Sebbene l’impatto numerico sia studiato per fare breccia nell’elettorato interno americano, gli istituti di ricerca internazionali – tra cui il SIPRI di Stoccolma e l’IISS di Londra – giudicano l’assioma di Trump metodologicamente falso e in profonda malafede per tre ragioni strutturali:
1. La distorsione della scala economica
Confrontare la spesa in termini assoluti tra una superpotenza continentale e medie potenze regionali è privo di rigore scientifico. Se si rapporta la spesa alla popolazione (pro capite), il divario tra USA ed Europa si riduce drasticamente. Per questo la NATO utilizza come parametro ufficiale il rapporto spesa/PIL (con l’obiettivo di raggiungere il 5% entro il 2035), metrica che dimostra come l’Europa stia ampiamente spendendo per la difesa.
2. Le ambizioni globali del Pentagono
I mille miliardi spesi da Washington non servono a proteggere i confini europei. Il bilancio della difesa statunitense finanzia la proiezione di potenza globale americana:
- Il contenimento della Cina nel teatro dell’Indo-Pacifico.
- Il pattugliamento delle grandi rotte commerciali oceaniche.
- La gestione della rete di basi in Medio Oriente (fronte caldo nel contrasto all’Iran).
3. Il valore strategico del “Mediterraneo Allargato”
Nazioni come l’Italia operano su priorità geografiche ben definite e vitali per l’Alleanza stessa. La difesa italiana si concentra nel Mediterraneo allargato (Nord Africa, Sahel, Medio Oriente e Balcani). Presidiare questo quadrante significa garantire la sicurezza del fianco sud della NATO, controllare le rotte migratorie e tutelare gli approvvigionamenti energetici collettivi.
Il valore di un alleato si misura sulla stabilità che garantisce nella propria area di competenza, e non sulla sua capacità di co-finanziare le ambizioni egemoniche globali degli Stati Uniti. Dietro i numeri di Trump si cela, di fatto, una precisa volontà politica di ridefinire i rapporti di forza alla vigilia di un vertice che si preannuncia ad altissima tensione.