Sospesi per 5 giorni gli attacchi ai siti energetici. Teheran smentisce: “Fake news per i mercati”
Una frenata improvvisa, proprio sul ciglio del baratro. Allo scadere dell’ultimatum delle 48 ore, Donald Trump ha sorpreso il mondo annunciando una moratoria di cinque giorni sui raid contro le centrali elettriche iraniane. Il motivo? Un presunto “accordo quadro” in 15 punti che vedrebbe Teheran pronta a rinunciare definitivamente all’arma atomica e all’uranio arricchito in cambio della fine delle ostilità.
“Vogliono disperatamente un accordo, e lo vogliamo anche noi”, ha dichiarato il Presidente USA, parlando di colloqui produttivi con una “figura di vertice” del regime (non la Guida Suprema Mojtaba Khamenei). Tra le proposte sul tavolo, spicca l’ipotesi shock di un controllo congiunto dello Stretto di Hormuz, che Trump vorrebbe gestire personalmente insieme alle autorità iraniane per garantire il flusso del 20% del petrolio mondiale.
L’ottimismo della Casa Bianca si è scontrato immediatamente con il gelo di Teheran. Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e indicato da alcune fonti come il possibile interlocutore degli USA, ha smentito seccamente: “Trump mente, sono fake news per manipolare i mercati e uscire dal pantano”.
Il sospetto dei critici è che la mossa del tycoon sia tattica: una “bolla d’ossigeno” per Wall Street — che infatti ha reagito con un rally immediato mentre il prezzo del petrolio crollava — in attesa che venerdì prossimo, a mercati chiusi, arrivino nell’area migliaia di nuovi Marines. La nuova scadenza è fissata per la fine della settimana, quando si capirà se la diplomazia di Islamabad (con la mediazione di Turchia, Egitto e Pakistan) porterà a un incontro reale tra le delegazioni.
La “fuga in avanti” di Trump avrebbe colto di sorpresa anche l’alleato israeliano. Nonostante il vicepresidente JD Vance sia in costante contatto con Benjamin Netanyahu, a Tel Aviv filtra scetticismo su una fine imminente del conflitto. Israele sarebbe stata informata della sospensione dei raid, ma non crederebbe alla reale volontà dell’Iran di smantellare il programma nucleare in soli cinque giorni.
I 15 PUNTI DELLA DISCORDIA: COSA C’È SUL TAVOLO
- Nucleare: Rinuncia totale alla bomba e consegna dell’uranio arricchito agli USA.
- Hormuz: Riapertura immediata dello stretto e gestione congiunta della sicurezza.
- Energia: Stop ai raid americani sulle centrali elettriche iraniane.
- Mediazione: Vertice a Islamabad entro venerdì con la partecipazione di Jared Kushner.
La diplomazia del “tutto maiuscolo”
Donald Trump gioca la sua carta preferita: l’imprevedibilità. Trasformando un ultimatum militare in un’opportunità di “Deal” del secolo, il Presidente cerca di stabilizzare l’economia domestica prima che il rincaro dei carburanti eroda il suo consenso. Ma il rischio è altissimo: se venerdì l’accordo si rivelasse un miraggio, la ripresa dei raid sarebbe ancora più violenta, trascinando il Medio Oriente in una guerra totale proprio mentre l’Iran celebra il suo Capodanno.