Una notte sul filo del rasoio per la stabilità globale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato di aver sospeso in extremis un massiccio attacco militare contro l’Iran programmato per la giornata di oggi. Il congelamento dell’operazione non è però un passo indietro, bensì un drammatico ultimatum: il Commander-in-chief ha chiarito di aver frenato i cacciabombardieri solo su esplicita richiesta degli alleati arabi, ma si dice pronto a sferrare “un assalto su vasta scala con preavviso immediato” se Teheran non capitulerà sulle condizioni nucleari.
La mossa di Trump fotografa una situazione di estrema frustrazione alla Casa Bianca, arrivata poche ore dopo la formale bocciatura del nuovo piano in 14 punti presentato dal regime iraniano tramite il Pakistan, giudicato “insufficiente e puramente simbolico”.
Il retroscena: la mediazione dei Paesi del Golfo A convincere il tycoon a non premere il bottone militare è stata una mediazione congiunta di Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. I leader del Golfo, terrorizzati da un’esplosione sistemica della regione, hanno convinto Trump che i “colloqui seri” in corso a Islamabad possano ancora produrre un accordo blindato e accettabile per la sicurezza internazionale.
Tuttavia, Trump ha subito blindato la linea rossa della Casa Bianca su Truth: “Nessuna arma nucleare per Teheran”. Subito dopo l’annuncio, il presidente ha riunito d’urgenza i propri consiglieri nella Situation Room per aggiornare i piani operativi del Pentagono.
I dettagli dello stallo: la Russia e il nodo dell’uranio Secondo fonti diplomatiche americane (riportate da Axios e Al-Arabiya), il piano in 14 punti dell’Iran conteneva ampie promesse verbali sul non perseguimento dell’atomica, ma nascondeva vistose lacune tecniche:
- Il trucco del congelamento: Teheran si è detta disposta a congelare temporaneamente il programma nucleare, rifiutando però lo smantellamento definitivo.
- Lo schiaffo su Mosca: L’Iran ha proposto di trasferire le sue scorte di uranio arricchito (circa 400 kg) in Russia sotto la custodia di Vladimir Putin. Trump ha respinto furiosamente l’offerta: Washington esige che l’uranio sia consegnato direttamente agli Stati Uniti.
- Hormuz e la tregua a tappe: Per la riapertura dello Stretto di Hormuz (attualmente sbarrato), l’Iran ha proposto una tregua a tappe e la nascita di un nuovo ente di gestione bilaterale (Autorità dello Stretto del Golfo Persico) con il coinvolgimento di Pakistan e Oman. Una proposta giudicata irricevibile dagli USA, che pretendono il ripristino immediato della libera navigazione.
Scudo sul mercato del greggio: gli USA concedono 30 giorni al petrolio russo Per evitare che il blocco di Hormuz e i venti di guerra facciano schizzare alle stelle il prezzo del carburante, l’amministrazione americana ha dovuto compiere una mossa geopolitica clamorosa: il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha annunciato una nuova deroga speciale di 30 giorni alle sanzioni sul petrolio russo.
Un compromesso necessario, spiegano da Washington, per garantire flessibilità e stabilità ai mercati occidentali, assestando al contempo una stoccata a Pechino: “Questa revoca temporanea ridurrà la capacità della Cina di accumulare greggio russo a prezzo scontato”, ha puntualizzato il Tesoro americano. Una mossa che surriscalda l’asse diplomatico proprio mentre Vladimir Putin è in viaggio verso Pechino per incontrare Xi Jinping, a pochi giorni di distanza dalla visita di Stato compiuta dallo stesso Trump nella capitale cinese.