Dietro la grande scenografia organizzata alla Casa Bianca per la visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping emergono i primi risultati concreti dei colloqui con Donald Trump. Oltre ai brindisi e alle visite istituzionali, i due leader hanno raggiunto un’intesa di massima per congelare l’escalation commerciale e mantenere aperti i canali della diplomazia diretta, pur lasciando aperti i principali nodi geopolitici.
Tregua sui dazi e fittizio calendario di vertici
Il risultato più immediato sul fronte economico riguarda la gestione dei contenziosi commerciali e la prevenzione di nuove ritorsioni tariffarie:
- Proroga del congelamento dei dazi: I negoziatori delle due superpotenze hanno annunciato che la tregua commerciale è stata prorogata di due mesi, con scadenza fissata al 10 gennaio. La Cina puntava a una sospensione di un anno per garantire stabilità ai propri mercati, ma l’estesa intesa provvisoria evita nel breve periodo nuove contromisure su dazi e terre rare.
- I prossimi incontri: I due leader hanno concordato un serrato calendario di vertici bilaterali. Trump si recherà a Shenzhen in novembre a margine della riunione Apec, mentre Xi Jinping ricambierà la visita volando a Miami per il G20 di dicembre. Con quattro incontri programmati in un anno, Washington e Pechino puntano a istituzionalizzare il dialogo.
“Stabilità strategica” e la sfida dell’Intelligenza Artificiale
Sul piano politico, Xi Jinping torna a Pechino con la legittimazione della formula della “stabilità strategica costruttiva”, utile a consolidare la propria posizione interna in vista del prossimo Congresso del Partito Comunista Cinese e a rivendicare il ruolo della Cina come pari potenza degli Stati Uniti.
Sui temi dell’innovazione e della tecnologia, Xi ha dichiarato che la competizione nel campo dell’Intelligenza Artificiale è inevitabile, ma “può essere sana”, evidenziando come entrambe le economie necessitino di tempo per strutturare la governance delle tecnologie emergenti e gestire le catene di approvvigionamento senza strappi distruttivi.
Il nodo Taiwan: le pressioni di Pechino e la reazione di Taipei
Resta invalicabile per la leadership cinese la questione della sovranità su Taiwan. Se in pubblico Xi si è detto convinto che la cosiddetta “trappola di Tucidide” e il rischio di un conflitto aperto possano essere evitati, nel colloquio a porte chiuse con Trump ha alzato la pressione diplomatica:
“Spero che gli Stati Uniti si conformino alla posizione corretta, opponendosi all’indipendenza taiwanese,” ha affermato il leader cinese.
La formulazione utilizzata da Pechino punta a fare intendere una convergenza di Trump rispetto al tradizionale mantenimento dello status quo, provocando la reazione immediata del governo dell’isola. Il Ministero degli Esteri di Taiwan ha replicato fermamente alle dichiarazioni del vertice ribadendo che “la sovranità di Taiwan appartiene unicamente al suo popolo”.
Il dossier coreano e la mediazione con Kim Jong-un
Nell’agenda dei colloqui è rientrata infine la situazione della Penisola coreana. Donald Trump valuta la riapertura dei canali diretti con il leader nordcoreano Kim Jong-un per riproporsi nel ruolo di mediatore internazionale. In quest’ottica, la diplomazia americana confida nella sponda di Pechino per facilitare un potenziale incontro a margine del vertice Apec di Shenzhen.