La crisi tra Stati Uniti e Iran tocca il picco più allarmante sul fronte della sicurezza d’intelligence. I servizi segreti israeliani hanno condiviso con Washington un rapporto dettagliato su un presunto e imminente complotto orchestrato da Teheran per assassinare il Presidente statunitense Donald Trump.
La rivelazione, che aggrava una situazione geopolitica già incendiaria, giunge mentre l’Iran ha appena concluso i funerali dell’Ayatollah Ali Khamenei e la morsa navale sullo Stretto di Hormuz mostra i primi timidi segni di allentamento.
Trump: «Vogliono eliminarmi, sono in cima alla lista»
Le indiscrezioni, trapelate dai canali di sicurezza di Tel Aviv, hanno trovato una parziale e drammatica conferma nelle parole dello stesso Trump:
Donald Trump: «Vogliono eliminare il leader americano, cioè me. Sono in qualche lista, ho visto stamattina che sono in tutte le loro liste. E finora, credo di essere stato un po’ fortunato, ma forse non durerà a lungo».
L’allarme ha spinto le agenzie di sicurezza statunitensi ad innalzare i protocolli di protezione ai massimi livelli storici. Un retroscena emblematico descrive il Presidente in rottura parziale con i protocolli standard: per motivi di sicurezza legati a minacce tangibili, Trump avrebbe rifiutato il nuovo velivolo presidenziale di ultima generazione messo a disposizione dal Qatar, preferendo rientrare dal vertice NATO di Ankara a bordo del vecchio Air Force One. Durante le oceaniche esequie di Khamenei, d’altronde, i megafoni del regime hanno lanciato espliciti appelli istituzionali alla vendetta contro il tycoon.
ALLERTA INTELLIGENCE & MISURE DI SICUREZZA
├── FONTE DEL DOSSIER: Condivisione d'intelligence Mossad / Shin Bet verso gli Stati Uniti
├── OBIETTIVO DEL COMPLOTTO: Eliminazione fisica del Comandante in Capo USA
└── CONTRO-MISURE IMMEDIATE: Rifiuto dei nuovi velivoli logistici e arroccamento protettivo del Secret Service
Terza notte di raid (silenziosi) e il rebus della leadership a Teheran
Sul piano strettamente militare, la tregua è ormai un lontano ricordo. L’Iran ha denunciato di aver subito la terza ondata consecutiva di raid aerei americani in tre giorni. Questa volta, tuttavia, il Pentagono ha scelto la strategia del silenzio tattico, non confermando le operazioni nel tentativo di non precludere del tutto i fragili canali negoziali che, secondo fonti diplomatiche, proseguono sottobanco. A testimonianza del livello di allerta, gli equipaggi a bordo della portaerei USS Abraham Lincoln nel Golfo sono in stato di costante approntamento al combattimento.
A Teheran la situazione interna è dominata dall’incertezza. Conclusi i funerali di Khamenei, il figlio Mojtaba Khamenei ha formalmente assunto la guida del Paese. Tuttavia, la sua mancata apparizione in pubblico dal momento della nomina sta alimentando forti dubbi tra gli analisti internazionali circa l’effettiva solidità e compattezza del nuovo comando clericale e dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC).
Asse Washington-Tel Aviv: Netanyahu pronto a rientrare in guerra
Nella serata di ieri, Donald Trump ha avuto un lungo colloquio telefonico con il Premier israeliano Benjamin Netanyahu per fare il punto sui movimenti aeronavali statunitensi nel Golfo. Nonostante i rapporti personali tra i due leader vengano descritti come tesi e freddi a causa della gestione strategica del dossier iraniano, il coordinamento militare resta ferreo.
Le comunicazioni ufficiali di Tel Aviv segnalano una forte accelerazione verso la linea dura:
- Mobilitazione IDF: Il primo ministro e i vertici delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno confermato la piena prontezza a rientrare in guerra aperta con l’Iran dopo i recenti scontri lungo le frontiere.
- Fronte Turco: Netanyahu ha espresso forte preoccupazione per le posizioni giudicate ostili del presidente turco Erdogan, ribadendo la necessità di creare immediate “zone di sicurezza cuscinetto” lungo i confini israeliani.
Hormuz riapre parzialmente al traffico marittimo
Sul fronte economico e commerciale arriva l’unica nota di parziale distensione. Secondo i dati di monitoraggio navale rilanciati da Al Jazeera e confermati dalle autorità di Tokyo, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz ha ripreso a scorrere.
Dopo il blocco quasi totale delle ore precedenti – che aveva ridotto a soli 14 i transiti giornalieri – le navi mercantili e le petroliere hanno ricominciato a solcare il corridoio strategico. Resta da capire se la riapertura terrà nelle prossime ore, dato che la Casa Bianca stima che il ciclo di ritorsioni nell’area potrebbe comunque svilupparsi su un arco di diverse settimane.