A poche ore dall’arrivo a Roma del Segretario di Stato Marco Rubio, il clima tra la Casa Bianca e il Vaticano si fa incendiario. In un’intervista rilasciata a Salem News Channel, Donald Trump ha lanciato un attacco frontale e senza precedenti a Papa Leone XIV, accusandolo di esporre i fedeli a gravi rischi geopolitici.
Il tycoon ha alzato il tiro della polemica, collegando l’autorità morale del Pontefice alla crisi bellica in corso nel Medio Oriente: “Il Papa sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Per lui, a quanto pare, andrebbe benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare; preferisce parlare di questo piuttosto che dei diritti umani.”
Trump ha poi rincarato la dose criticando il silenzio del Vaticano su altri dossier caldi, come la detenzione dell’attivista Jimmy Lai a Hong Kong, suggerendo che la linea diplomatica di Leone XIV sia debole e pericolosa per l’Occidente.
La risposta della Santa Sede è arrivata per bocca del Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, a margine delle celebrazioni per i 70 anni di Casa Sollievo della Sofferenza: “Il Papa va avanti per la sua strada, predicando il Vangelo e la pace, come direbbe San Paolo: opportune et importune (in ogni occasione opportuna e inopportuna)”.
Parolin ha ribadito che Leone XIV non si lascerà trascinare nella polemica politica, definendo la posizione del Pontefice come “molto cristiana”: fare ciò che il proprio ruolo esige, indipendentemente dal fatto che piaccia o meno ai leader mondiali.
In questo scenario di scontro aperto, la figura di Marco Rubio diventa centrale. Il Segretario di Stato americano, cattolico praticante, è visto da molti osservatori (tra cui Padre Antonio Spadaro) come l’unico “ponte simbolico” rimasto per evitare una rottura definitiva.
L’obiettivo di Rubio: portare il confronto su un piano istituzionale e “raffreddare la retorica” per rassicurare l’elettorato cattolico americano (oltre 50 milioni di persone), profondamente a disagio per il conflitto tra Washington e il Papa.
L’ambasciatore USA presso la Santa Sede, Brian Burch, ha anticipato che giovedì ci sarà un “dialogo autentico e franco” per superare i disaccordi attraverso la fratellanza.
Anche la politica italiana entra nel merito dello scontro. Il vicepremier Matteo Salvini ha espresso una posizione netta a sostegno della Santa Sede: “Il Papa non si discute, si ascolta.” Le parole di Donald Trump contro il pontefice “non sono solo falsità ma un attacco grave e senza precedenti da un capo di Stato al Papa”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a ‘Tagadà’ su La7. “Non era mai accaduto nella storia, non posso che ribadire la nostra solidarietà a papa Leone, che predica la pace”, ha aggiunto. Ha detto ancora la leader Pd: “Trump si comporta in modo inaccettabile, un bullo prepotente che non accetta alcuna idea diversa dalla sua”.
L’attacco di Trump sembra far parte di una precisa strategia di pressione. Mentre il “Project Freedom” muove le prime navi nello Stretto di Hormuz per forzare il blocco iraniano, Trump vuole delegittimare ogni voce che invochi una mediazione (come quella del Vaticano), etichettandola come complice di Teheran.
Il faccia a faccia di giovedì tra il Papa e Rubio sarà il momento della verità: si capirà se la diplomazia della “fratellanza” potrà ancora arginare la politica della forza.