L’amministrazione guidata da Donald Trump si appresta a sferrare una nuova e imponente offensiva sul fronte del commercio globale. Alla vigilia della scadenza delle tariffe globali temporanee del 10% fissata per venerdì 24 luglio, la Casa Bianca si prepara ad attivare un nuovo pacchetto di dazi mirati su circa 60 Paesi, coprendo oltre il 99% dell’intero commercio di importazione degli Stati Uniti.
Mentre per i partner commerciali si preannunciano aliquote tra il 10% e il 12,5%, nei confronti del Canada la stretta è già scattata a livelli record con l’imposizione di dazi fino al 50%.
1. Dazi al 50% su Ottawa: scatta la Section 338
Per colpire il Canada, l’amministrazione Trump ha attivato la Section 338 del Tariff Act del 1930, uno strumento normativo storico ma mai utilizzato prima per l’imposizione di dazi, che permette al Presidente di sanzionare le nazioni accusate di praticare discriminazioni commerciali contro gli USA.
LE MISURE STRAORDINARIE CONTRO IL CANADA
├── CONTENUTO: Tariffe del 50% su beni simbolo (vino, attrezzature da hockey, cemento, latticini e auto).
├── DECORRENZA: In vigore fra 30 giorni (dal 19 agosto 2026).
├── ESCLUSIONI: Esentati i prodotti energetici, potassa e minerali critici.
└── MOTIVAZIONE: Ritorsione contro le politiche commerciali provinciali canadesi su alcol, auto e latticini.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato che Ottawa è pronta a intensificare i colloqui, pur avvertendo che il Paese “sta valutando tutte le opzioni” di risposta e ritorsione commerciale se la misura entrerà in vigore a metà agosto.
2. La stretta globale sui 60 Paesi: la scusa del “Lavoro Forzato”
Per aggirare la bocciatura della Corte Suprema sui poteri di emergenza usati in precedenza, la nuova rete di dazi poggia sui risultati di un’indagine condotta ai sensi della Section 301 del Trade Act, avviata a marzo dal rappresentante americano al Commercio Jamieson Greer:
Le motivazioni del rappresentante al Commercio Jamieson Greer
- L’accusa di concorrenza sleale: «Gli USA dispongono da anni di una legge che vieta l’importazione di merci prodotte con lavoro forzato. La maggior parte degli altri Paesi non ha norme simili o non le applica, creando una concorrenza sleale per i lavoratori americani. La nostra indagine riguarda 60 Paesi e il 99% del commercio».
- Le aliquote previste: I Paesi considerati conformi o parzialmente allineati manterranno un dazio del 10% (tra cui UE, Regno Unito, Messico), mentre oltre 40 altre economie (tra cui Cina, India e Giappone) rischiano tariffe fino al 12,5%.
3. Tensioni interne a Washington e rischi elettorali
L’aggressiva politica tariffaria sta provocando forte nervosismo tra le file del Partito Repubblicano e nei corridoi economici di Washington, a poco più di tre mesi dalle elezioni di metà mandato (midterm).
- I dubbi dei Repubblicani: Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, ha espresso marcata perplessità: “Non sono un grande fan dei dazi”.
- Preoccupazioni sul piano economico: Gli advisor della Casa Bianca temono che l’impatto dei dazi su merci e catene di fornitura possa rialimentare l’inflazione e destabilizzare un’economia già appesantita dalle tensioni della guerra con l’Iran.