Donald Trump trasforma la convention repubblicana di Dallas in un vero e proprio show elettorale, lanciando una proposta destinata a far discutere in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre. Di fronte ai sondaggi sfavorevoli, il tycoon ha arringato la folla dell’American Airlines Center per quasi due ore, confermando la promessa di erogare un “dividendo” straordinario di 5.000 dollari a ogni cittadino americano adulto in caso di vittoria e mantenimento della maggioranza al Congresso da parte del GOP.
Sul palco è intervenuto anche il vicepresidente JD Vance, che ha caricato la base repubblicana attaccando duramente gli avversari e definendo il Partito Democratico «il partito dell’odio».
Il nodo dei costi e i dubbi di legalità
La maxi-promessa economica del tycoon rischia tuttavia di scontrarsi con ostacoli contabili e giuridici di primaria grandezza:
- Impatto sui conti pubblici: Un’erogazione a pioggia di 5.000 dollari per ogni cittadino maggiorenne richiederebbe una copertura superiore ai 1.300 miliardi di dollari, una cifra paragonabile all’intero budget annuale che gli Stati Uniti destinano alla difesa.
- Profili di illecito elettorale: Secondo la normativa federale statunitense, l’offerta o la promessa di somme di denaro per indurre gli elettori a votare a favore o contro una determinata parte politica configura un reato penale, punibile anche con la reclusione.
Dura la reazione dei banchi democratici, che accusano apertamente l’ex presidente di «tentare di comprare il voto degli elettori».
Il giuramento alla folla: “Fate finta che sia io a correre”
Durante il suo lungo discorso, Trump ha rimarcato l’importanza cruciale della consultazione autunnale, chiedendo ai sostenitori di mobilitarsi in massa e guidandoli in un insolito giuramento collettivo di fedeltà alla sua persona.
«Dovete farmi il favore più grande: fate finta che sulla scheda ci sia il mio nome e andate a votare. Se i democratici vincono, distruggeranno tutto quello che abbiamo costruito», ha affermato il leader repubblicano prima di far alzare la mano ai presenti per far ripetere loro la promessa di recarsi alle urne, chiosando tra gli applausi con un perentorio: «Sapete cosa succede se alla fine non votate? Andrete all’inferno».