Il presidente eletto Donald Trump riceve Volodymyr Zelensky nella residenza di Mar-a-Lago. L’incontro, anticipato dal giornalista Barak Ravid e confermato dal leader ucraino, segna un passaggio cruciale per il futuro del conflitto. Al centro dei colloqui, il “piano di pace in 20 punti” redatto dagli USA, che Zelensky definisce “pronto al 90%”.
Il presidente ucraino ha espresso la volontà di coinvolgere i partner europei: “Data la rapidità della convocazione, i leader UE si collegheranno almeno online”, ha dichiarato Zelensky. Oltre alla fine delle ostilità, l’agenda prevede discussioni su garanzie di sicurezza e accordi economici. Intanto, il Cremlino conferma l’avvio di contatti diretti con Washington dopo i recenti round diplomatici a Miami.
I documenti sul tavolo sono già stati inviati a Mosca. Si tratta di un pacchetto articolato che include garanzie di sicurezza e bozze di accordi economici. Un segnale di distensione arriva anche dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha confermato nuovi contatti tra Putin e l’amministrazione statunitense dopo i colloqui di Miami. Sullo sfondo, resta l’indiscrezione di Kiev: Germania, Regno Unito, Francia e Turchia si direbbero pronte a inviare truppe in funzione di peacekeeping a guerra conclusa.
Sebbene il piano sia “pronto al 90%”, il vertice di domenica servirà a capire se Zelensky accetterà il compromesso economico sui territori occupati e se Trump riuscirà a convincere Mosca a ritirarsi dalle zone non ancora formalmente annessi.
La struttura dell’accordo: sicurezza e sovranità
Il piano si configura come un trattato di non aggressione globale. I punti salienti prevedono:
- Garanzie “Articolo 5”: Gli USA, la NATO e i firmatari europei fornirebbero a Kiev garanzie di sicurezza equivalenti a quelle dei membri dell’Alleanza.
- Status militare: L’Ucraina manterrebbe un esercito di 800.000 effettivi, confermando però la rinuncia alle armi nucleari.
- Integrazione UE: Previsti tempi certi per l’ingresso nell’Unione Europea e un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti.
- Ricostruzione: Fondi per lo sviluppo economico e investimenti americani per garantire la prosperità futura del Paese.
I nodi territoriali: il nodo Donetsk e Zaporizhzhia
Nonostante l’ottimismo, restano divergenze sostanziali su due fronti caldi:
- Donetsk: Mosca ne chiede la cessione totale. La mediazione USA propone una Zona Economica Libera, soluzione che Zelensky ritiene percorribile solo tramite referendum o voto parlamentare.
- Centrale di Zaporizhzhia: Il piano prevede una gestione tripartita (Ucraina-USA-Russia), ma Kiev spinge per escludere Mosca dalla cabina di regia.
La nuova “Linea di Contatto”
L’accordo prevede un cessate il fuoco immediato una volta firmato. La linea del fronte attuale verrebbe riconosciuta come linea di contatto nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. In cambio, la Russia dovrebbe ritirarsi dalle regioni di Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Sumy e Kharkiv. Un contingente internazionale e un sistema di monitoraggio spaziale supervisionerebbero il rispetto della tregua.
Un Consiglio di Pace presieduto da Trump
L’attuazione del trattato sarebbe garantita da un Consiglio di Pace presieduto personalmente da Donald Trump, con il potere di imporre sanzioni in caso di violazioni. Tra le clausole umanitarie spicca lo scambio “tutti per tutti” dei prigionieri e il ritorno dei bambini deportati, oltre all’obbligo per Kiev di indire elezioni subito dopo la firma.