La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si trova ad affrontare un momento decisivo per la politica estera italiana, stretta tra le tensioni interne alla maggioranza e le complesse trattative al Consiglio Europeo. Al centro del dibattito ci sono due nodi fondamentali: la proroga dell’invio di armi a Kiev e l’utilizzo dei beni sovrani russi congelati per finanziare la resistenza ucraina.
Il Governo si prepara a portare in Consiglio dei Ministri, il prossimo 29 dicembre, il decreto legge per la proroga degli aiuti militari all’Ucraina per tutto il 2026. Sebbene l’impianto del provvedimento ricalchi quello degli anni precedenti, la Lega preme per una “discontinuità” politica.
- La linea del Carroccio: Via Bellerio chiede un riferimento esplicito ai negoziati di pace e una postura puramente difensiva. L’obiettivo è escludere missili a lungo raggio, privilegiando sistemi anti-aerei e aiuti civili (come generatori elettrici).
- La posizione di Palazzo Chigi: Fonti dell’esecutivo rassicurano sulla tenuta della linea: “Nella sostanza non si cambia”. Si valuta tuttavia l’inserimento di una norma ad hoc per rafforzare gli aiuti umanitari alla popolazione civile.
Più ostica si preannuncia la partita al Consiglio Europeo. L’Italia si muove con cautela sulla proposta di utilizzare la liquidità generata dagli asset russi immobilizzati. Meloni è stata chiara: serve una “solida base giuridica” per evitare pericolosi precedenti. “Se dovessimo perdere davanti a qualsiasi corte del mondo, avremmo regalato a Putin l’unica vittoria di questa guerra”, ha avvertito la Premier nelle comunicazioni in Aula.
I rischi identificati dall’Italia sono molteplici:
- Ritorsioni economiche: Il timore che Mosca risponda nazionalizzando le imprese italiane ancora presenti in Russia.
- Danni reputazionali: Il rischio di minare la stabilità finanziaria e la credibilità del sistema bancario europeo.
- Soluzioni sul tavolo: Si tratta ad oltranza tra diverse opzioni: un prestito d’emergenza “ponte”, una soluzione ibrida attingendo alle pieghe del bilancio UE, o il rinvio della decisione a un Consiglio straordinario a gennaio.
Nonostante le minacce del Cremlino e i segnali di un’imminente offensiva russa (con circa 710.000 militari concentrati al fronte), Meloni mantiene una linea di realismo geopolitico:
- Guerra di posizione: Secondo la Premier, Mosca è attualmente “impantanata”, e proprio questa fase di stallo potrebbe favorire un percorso negoziale serio.
- Nessun invio di truppe: Ribadito il fermo “no” all’ipotesi di soldati italiani sul campo.
- Tre binari per la pace: La strategia italiana si poggia su un piano di pace condiviso, garanzie internazionali di sicurezza e un impegno concreto per la futura ricostruzione dell’Ucraina.