In un momento in cui l’attenzione istituzionale sembrava tutta rivolta ai Giochi di Milano-Cortina e alla crisi referendaria, il Parlamento si trasforma in un nuovo campo di battaglia. Il decreto Ucraina, che proroga per tutto il 2026 l’invio di aiuti militari a Kiev, ha innescato una convergenza politica insolita tra l’estrema destra e le opposizioni di sinistra e populiste.
Il debutto parlamentare di Futuro Nazionale, la nuova formazione politica di Roberto Vannacci, avviene nel segno dello scontro frontale con la maggioranza e, in particolare, con Matteo Salvini. I deputati Edoardo Ziello, Rossano Sasso (appena transitati al Gruppo Misto) ed Emanuele Pozzolo (già sospeso da FdI) hanno presentato un emendamento soppressivo al decreto Ucraina, chiedendo lo stop immediato all’invio di armi a Kiev.
L’obiettivo dei tre parlamentari vicini al Generale non è solo il blocco degli aiuti, ma anche la messa in difficoltà della Lega. «Vediamo quanti patrioti voteranno a favore degli italiani e, soprattutto, quante assenze ci saranno tra le file della Lega, che da mesi dice di non voler più inviare aiuti ma poi vota sempre a favore», recita una nota al vetriolo del gruppo di Vannacci.
I “vannacciani” propongono di dirottare i fondi destinati all’Ucraina verso il rafforzamento delle Forze dell’Ordine, cavalcando il tema della sicurezza interna proprio nei giorni delle tensioni a Milano.
L’emendamento soppressivo dei vannacciani si sovrappone, nei fatti, alle proposte di modifica presentate da Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (AVS). Sebbene partano da presupposti ideologici diversi, le tre forze si ritrovano unite nel chiedere la soppressione dell’articolo 1 del decreto. M5S e AVS chiedono inoltre la desecretazione dell’elenco degli armamenti inviati e un voto preventivo del Parlamento per ogni singola futura fornitura. Azione si muove invece in direzione opposta, chiedendo un potenziamento del sostegno a Kiev.
Per evitare incidenti parlamentari e l’imbarazzo di votazioni incrociate su temi così delicati, l’Esecutivo è pronto a correre ai ripari. Secondo quanto trapelato dopo la discussione generale di oggi, il Governo porrà la questione di fiducia nella seduta di domani. Questa mossa, pur ricompattando formalmente la maggioranza, farà decadere tutti gli emendamenti, lasciando però aperto il nodo politico dei tre ordini del giorno presentati dai vannacciani, che potrebbero comunque essere messi al voto.
Dal Carroccio si tenta di minimizzare la scissione interna. Il deputato Fabrizio Cecchetti ha ribadito che la Lega voterà a favore del provvedimento, interpretando il sostegno militare come uno strumento per «rendere più vicino il momento in cui le armi finalmente taceranno». Una posizione che i fuoriusciti bollano come «incoerente».
Il decreto, che deve essere convertito entro il 1° marzo, si avvia così all’approvazione blindata, ma lo strappo a destra è ormai diventato un caso politico che promette di pesare sui prossimi mesi di legislatura.