Una nuova doccia fredda congela le speranze di una mediazione europea per il conflitto in Ucraina. Nonostante le recenti aperture di facciata, il Cremlino ha respinto ufficialmente l’Unione Europea come possibile interlocutore diplomatico. “L’Ue vuole solo prolungare il conflitto”, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri Alexander Grushko, escludendo Bruxelles da ogni sforzo costruttivo per trasformare lo scontro in un percorso politico.
L’appello a Washington e la fine della tregua Il Cremlino ha lanciato un segnale chiaro a Donald Trump, auspicando che siano gli Stati Uniti a riprendere le redini della mediazione, interrotta dopo l’inizio della guerra contro l’Iran. “La fine si sta avvicinando”, ha ribadito il portavoce Dmitry Peskov, pur senza fornire dettagli sul processo di pace.
Nel frattempo, la tregua umanitaria di tre giorni — concessa per permettere la parata russa del 9 maggio — è ufficialmente terminata alla mezzanotte di lunedì. I bombardamenti sono ripresi immediatamente: il presidente Volodymyr Zelensky ha riferito del lancio di oltre 200 droni d’attacco russi nella notte, mentre le sirene d’allarme sono tornate a suonare a Kiev per la prima volta dall’8 maggio. Si registrano vittime e feriti nella regione di Dnipropetrovsk, a fronte dei 27 droni ucraini che Mosca dichiara di aver abbattuto.
Missili nucleari e tecnologia bellica A scaldare ulteriormente il clima è l’annuncio di Vladimir Putin sull’operatività, entro fine anno, del nuovo missile intercontinentale Sarmat. Secondo il capo del Cremlino, il sistema ha una potenza quattro volte superiore ai sistemi occidentali ed è in grado di “penetrare qualsiasi difesa missilistica esistente o futura”.
Sul fronte opposto, Zelensky ha incontrato Alex Karp, amministratore delegato del colosso tecnologico statunitense Palantir. Al centro del colloquio, lo sviluppo di tecnologie avanzate per l’intelligence e le operazioni di combattimento, a conferma di un legame sempre più stretto tra Kiev e i vertici della Silicon Valley impegnati nella sicurezza.
Il nodo del mediatore Resta irrisolto il rebus su chi debba guidare i negoziati. Se Putin aveva inizialmente ipotizzato il nome dell’ex cancelliere Gerhard Schroeder — proposta immediatamente rigettata dai 27 leader Ue — la retromarcia di Grushko sembra chiudere definitivamente la porta a Bruxelles. Per Mosca, l’unica “partita” diplomatica che conta si gioca ormai sull’asse con Washington, mentre il terreno continua a essere scosso dalla ripresa delle ostilità.