Una notte di terrore ha squarciato l’Ucraina, colpita da un attacco combinato su vasta scala che ha visto piovere sul Paese oltre 500 droni e missili. Un’offensiva russa di intensità record, che ha spinto la Polonia a far decollare i suoi caccia per monitorare i confini e ha portato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a ritirare Kiev dal trattato internazionale contro le mine antiuomo. Una “decisione politica difficile ma necessaria”, ha spiegato il Ministero degli Esteri ucraino, “un passo proporzionato al livello delle minacce” in risposta all’ampio uso di mine da parte della Russia dal 2014.
L’Aeronautica militare ucraina ha riferito che nell’attacco, avvenuto tra sabato e ieri, sono stati lanciati ben 477 droni e 60 missili. Di questi, 249 sono stati abbattuti e 226 sono andati persi per blocco elettronico. Purtroppo, un caccia F-16 ucraino si è schiantato dopo essere stato danneggiato durante l’abbattimento di bersagli aerei, causando la morte del pilota. Zelensky ha ordinato un’indagine approfondita sull’incidente.
Il Cremlino ha lasciato intendere che l’intensità dell’attacco è una risposta all’aumento della pressione occidentale tramite le sanzioni, rifiutando di tornare al tavolo dei negoziati se non verranno allentate. Zelensky, invece, ha ribadito che “Putin ha deciso molto tempo fa di continuare la guerra nonostante le richieste di pace del mondo”, nonostante il presidente russo Vladimir Putin avesse dichiarato, venerdì, la disponibilità di Mosca a riprendere i colloqui di pace diretti a Istanbul.
La decisione di Kiev di ritirarsi dalla Convenzione di Ottawa del 1997, che vieta l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di mine antiuomo, rappresenta una svolta significativa. L’Ucraina ha ratificato la Convenzione nel 2005 e, secondo il Ministero degli Esteri, ha sempre adempiuto fedelmente ai propri obblighi. Tuttavia, la Federazione Russa, non essendo parte del trattato, “ha lanciato un’aggressione armata contro l’Ucraina e, dal 2014, ha fatto ampio uso di mine antiuomo come metodo di guerra”. Un uso che non si è interrotto con l’invasione su vasta scala iniziata nel 2022.
Mentre l’Europa si schiera al fianco di Kiev – la premier italiana Giorgia Meloni sta preparando una conferenza a Roma ribadendo “Sempre con Kiev” – l’attenzione si sposta anche sul Medio Oriente. L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto nuovamente sulla questione di Gaza, chiedendo un accordo immediato per il rilascio degli ostaggi e difendendo il premier israeliano Benjamin Netanyahu, di cui ha sollecitato l’annullamento del processo.