La Commissione Europea propone un’importante revisione del concetto di “Paese terzo sicuro”, un’iniziativa che mira ad accelerare le procedure di asilo e alleggerire la pressione sui sistemi nazionali, ma che solleva interrogativi sulle garanzie per i richiedenti protezione. La stretta si traduce in una maggiore facilità per gli Stati membri di rimandare i migranti verso paesi esterni all’Unione, anche in assenza di un collegamento diretto tra il richiedente e il paese in questione.
Le modifiche proposte dalla Commissione europea mirano a rendere più agevole l’applicazione del principio del “Paese terzo sicuro”. In futuro, non sarà più obbligatorio un legame diretto tra il richiedente asilo e il paese considerato sicuro. Gli Stati membri potranno applicare il concetto anche se il migrante è semplicemente transitato attraverso un paese terzo sicuro prima di arrivare nell’UE.
La novità più significativa è la possibilità di applicare il concetto di “Paese terzo sicuro” anche in assenza di un collegamento o di un transito, purché esista un accordo o un’intesa con il paese terzo. Tale accordo dovrà garantire che la richiesta di protezione venga esaminata in modo efficace nel paese terzo, assicurando che i richiedenti possano ottenere protezione se giustificato. Questa opzione, tuttavia, non si applicherà ai minori non accompagnati.
Per contrastare i ritardi procedurali e prevenire abusi, la Commissione propone inoltre che i ricorsi contro le decisioni di inammissibilità basate sul concetto di “Paese terzo sicuro” non avranno più un effetto sospensivo automatico. Ciò significa che il processo di rimpatrio potrebbe procedere anche in attesa dell’esito del ricorso, riducendo ulteriormente le tempistiche.
Gli Stati membri saranno inoltre obbligati a informare la Commissione e gli altri paesi dell’UE prima di siglare accordi o intese con paesi terzi sicuri. Questo permetterà a Bruxelles di monitorare la conformità di tali accordi con il diritto comunitario.
In risposta alle preoccupazioni che le nuove proposte possano replicare il controverso “modello Ruanda” del Regno Unito, il portavoce della Commissione europea, Markus Lammert, ha precisato che il precedente a cui guardare è l’accordo con la Turchia. Lammert ha sottolineato che il modello Ruanda non è comparabile, data la soglia di sicurezza richiesta ai paesi terzi e l’elevato livello di controlli e requisiti imposti dal principio di “non-refoulement” per una protezione effettiva.
L’esempio citato è la dichiarazione UE-Turchia, basata sull’applicazione del principio del “Paese Terzo Sicuro” da parte della Grecia per rimpatriare i richiedenti asilo siriani che avevano attraversato la Turchia per raggiungere la Grecia. Questa distinzione mira a rassicurare sul mantenimento delle garanzie fondamentali, pur accelerando i processi.
La revisione del concetto di “Paese terzo sicuro” rappresenta un passo significativo nella politica migratoria dell’UE, spostando ulteriormente l’onere della gestione delle richieste di asilo verso paesi esterni ai confini comunitari.