Mentre i raid israeliani continuano incessanti, in particolare su Gaza City, il teatro mediorientale si è arricchito di un drammatico ultimatum. Il presidente americano Donald Trump ha concesso ad Hamas tempo fino alle 18:00 di domenica (ora di Washington, le 24:00 in Italia) per accettare un accordo che ponga fine al conflitto nella Striscia di Gaza.
“Se questa ultima possibilità non si realizzerà, si scatenerà contro Hamas un inferno come nessuno ha mai visto prima”, ha tuonato Trump in un post sul social Truth. Nonostante l’urgenza, il gruppo palestinese, pur non avendo ancora fornito una risposta definitiva, avrebbe trasmesso a Trump alcune osservazioni sul suo piano di pace, secondo quanto riferito da diverse testate in lingua araba.
Aumenta la pressione su Hamas anche dai Paesi del Golfo, i quali, stando alle indiscrezioni, sarebbero pronti a sostenere e procedere con il piano americano anche in assenza del parere positivo del gruppo.
Sul fronte marittimo, la tensione non accenna a diminuire. La Marina israeliana ha intercettato l’ultima imbarcazione della Global Sumud Flotilla, la nave Marinette, che era rimasta indietro per problemi meccanici rispetto al resto della flotta, fermata mercoledì.
Nel frattempo, una nuova flottiglia di nove imbarcazioni è già in navigazione, partita tra il 25 e il 27 settembre, con rotta verso Gaza. Tra queste vi è la Conscience, salpata da Otranto il 30 settembre, che trasporta medici e attivisti provenienti da 25 Paesi.
Gli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati in precedenza sono stati trasferiti al carcere di Saharonim, ad eccezione dell’equipaggio della Marinette e dei quattro parlamentari italiani, già rientrati a Roma.
Il team legale degli attivisti ha denunciato che “diversi attivisti si sono rifiutati di firmare documenti che riconoscono falsamente un ‘ingresso illegale’ nel territorio israeliano e hanno iniziato uno sciopero della fame”.
La situazione è stata esacerbata dalla controversa visita al porto di Ashdod del ministro israeliano di estrema destra Itamar Ben Gvir, che giovedì sera si è recato presso gli equipaggi della flottiglia per “deridere la loro missione”, come denunciato. Ben Gvir ha suggerito che gli attivisti dovrebbero essere trattenuti “per alcuni mesi in una prigione israeliana, in modo che si abituino all’odore dell’ala terroristica”, e un filmato lo ha ripreso mentre apostrofava gli attivisti seduti a terra chiamandoli “terroristi”.
I legali, in particolare quelli dell’ong Adalah, hanno denunciato un trattamento abusivo. “Dopo il loro rapimento in acque internazionali, sono stati costretti a inginocchiarsi con le mani legate con delle fascette per almeno cinque ore”, hanno riferito, aggiungendo che agli attivisti sono stati negati “l’accesso all’acqua, ai servizi igienici, ai farmaci ed è stato loro negato l’accesso agli avvocati”.