Il presidente americano Donald Trump ha posto un drammatico ultimatum all’Ucraina, offrendo a Kyiv un piano di pace che molti in Europa definiscono una “resa”, con una scadenza perentoria fissata a giovedì, Giorno del Ringraziamento. La posta in gioco è altissima: l’accettazione del piano, che prevede ampie cessioni territoriali alla Russia, o l’immediato blocco della fornitura di armi e intelligence statunitensi, vitale per la resistenza ucraina.
La mossa del Tycoon, maturata dopo mesi di diplomazia dietro le quinte che ha incluso canali aperti con il Cremlino, ha trovato l’immediato appoggio di Mosca. Il presidente russo Vladimir Putin ha definito il piano una “base per porre fine al conflitto”, rincarando la dose con una minaccia esplicita: “Se Kyiv non accetterà, continueremo a conquistare altro territorio ucraino”.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ammesso la gravità della situazione. In un discorso alla nazione, ha descritto senza mezzi termini il “bivio molto difficile” che attende il Paese: “L’Ucraina potrebbe trovarsi di fronte a una scelta molto difficile: perdere la dignità o un alleato chiave”. Il contatto con la Casa Bianca è avvenuto tramite il vice di Trump, Jd Vance, con il quale Zelensky ha discusso i dettagli, pur ribadendo di accogliere positivamente solo “ogni proposta realistica”.
Trump, intervistato da Fox News, ha tagliato corto sulle perdite territoriali: “Probabilmente li perderà comunque, in un breve lasso di tempo”. L’unico punto di convergenza parziale con Kyiv e l’UE resta quello delle sanzioni alla Russia, che il presidente americano ha assicurato di non voler revocare.
La notizia del piano a 28 punti, filtrata sui media internazionali, ha colto di sorpresa i leader europei, in gran parte riuniti a Johannesburg a margine del G20 in Sudafrica. Le reazioni raccolte tra le fonti diplomatiche spaziano dallo “scritto da un russo” al “vergognoso”. Alcuni usano toni durissimi, mentre altri lo giudicano “un progetto pragmatico”.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa stanno “testando il mood” degli altri partner globali per elaborare una contromossa.
A prendere l’iniziativa, tuttavia, è stato un “gruppo core” di leader. Il presidente francese Emmanuel Macron, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il laburista Keir Starmer hanno avuto una conversazione con Zelensky per lavorare a un contro-piano che possa garantire una “pace dignitosa” e preservare gli interessi di Kyiv e dell’Unione Europea. I tre, pur accogliendo positivamente gli “sforzi negoziali” americani e i punti sulle “garanzie di sicurezza”, ritengono che l’attuale linea del fronte debba essere solo un “punto di partenza” e non l’esito finale del negoziato.
Il Cancelliere Merz sta agendo da pontiere, mantenendo i contatti sia con Trump che con la premier italiana Giorgia Meloni, la quale ha sostenuto la necessità di “sostenere gli sforzi negoziali” in linea con le proposte europee.
In serata, von der Leyen e Costa hanno telefonato a Zelensky per assicurargli: “Siamo al tuo fianco, nulla si decide senza Kyiv”. Un abbraccio, dicono i più cinici, nell’ora più buia dell’alleanza occidentale.