Il conflitto in Medio Oriente raggiunge un nuovo punto di non ritorno. Donald Trump, dal suo profilo Truth, ha lanciato un ultimatum brutale al regime di Teheran: se non verrà raggiunto un accordo in tempi brevissimi e se lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto immediatamente, gli Stati Uniti passeranno alla distruzione totale delle infrastrutture energetiche iraniane. “Cancellereemo pozzi petroliferi, impianti elettrici e l’isola di Kharg”, ha avvertito il tycoon, citando il terminale petrolifero strategico come prossimo obiettivo prioritario.
Nonostante le minacce, Trump ha parlato di “grandi progressi” nei contatti con figure che ha definito “più ragionevoli” all’interno del regime. Tra queste spicca il nome di Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, indicato da Washington come il principale canale di dialogo. Teheran, tuttavia, ha smentito seccamente l’esistenza di negoziati diretti, definendo il piano americano in 15 punti “irricevibile e irragionevole” e minacciando l’uscita dal Trattato di non proliferazione nucleare (NPT).
LA FRATTURA NELLA NATO: IL “NO” DI SANCHEZ
Mentre la tensione bellica sale, si consuma una clamorosa rottura diplomatica all’interno del blocco occidentale. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha deciso di chiudere totalmente lo spazio aereo nazionale a tutti i voli statunitensi coinvolti nelle operazioni in Iran, negando inoltre l’uso delle basi militari. Una scelta definita “antiamericana” da alcuni diplomatici europei, ma che Sanchez rivendica come atto di sovranità nazionale per evitare il coinvolgimento in una guerra non condivisa. Anche il Regno Unito, per voce del premier Starmer, ha ribadito la propria distanza: “Non è la nostra guerra”.
GIALLO SULLA GUIDA SUPREMA E SCONTRI SUL CAMPO
Sul fronte interno iraniano, il mistero avvolge la sorte di Mojtaba Khamenei, figlio del defunto Ali e nuova Guida Suprema. Trump ha dichiarato di non sapere se sia ancora vivo: “Pensiamo di sì, ma è gravemente ferito, nessuno ha più sue notizie”. Intanto, il blackout di internet imposto dal regime ha superato le 720 ore consecutive, isolando il Paese dal resto del mondo.
La guerra continua intanto a colpire obiettivi sensibili. Un attacco missilistico iraniano ha provocato un vasto incendio alla raffineria di petrolio di Haifa. Trump ha già promesso una risposta “pronta e visibile”.
Iran: L’esercito israeliano (IDF) ha annunciato la distruzione dei tunnel sotto l’università Imam Hossein, usati dai Pasdaran per i test missilistici. Confermata anche la morte del contrammiraglio Alireza Tangsiri, capo della Marina dei Guardiani della Rivoluzione.
Hormuz: In un gesto di sfida, l’Iran ha riaperto lo Stretto solo per il passaggio di due navi container cinesi, mantenendo il blocco per il resto del traffico internazionale.
Mentre centinaia di Navy Seals e Army Rangers vengono dispiegati nella regione, la comunità internazionale osserva con il fiato sospeso: la “settimana” indicata da Trump per testare la solidità dei negoziati scade tra pochi giorni.