Donald Trump torna a soffiare sui venti di guerra nel Golfo Persico. Con un post su Truth Social, il Presidente USA ha lanciato un avvertimento definitivo alla Repubblica Islamica: sedersi al tavolo delle trattative per un accordo nucleare “equo” o affrontare una potenza di fuoco superiore a quella vista la scorsa estate. L’avvertimento arriva mentre un’imponente flotta guidata dalla portaerei USS Abraham Lincoln entra in posizione operativa.
Per capire la gravità della minaccia, bisogna guardare al giugno 2025. Sotto l’ordine di Trump, gli Stati Uniti lanciarono l’Operazione Midnight Hammer (Martello di Mezzanotte):
- L’attacco: 125 velivoli, inclusi 7 bombardieri stealth B-2, colpirono i siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan.
- L’arma: Per la prima volta fu usata la GBU-57 (MOP), la super-bomba anti-bunker da 13 tonnellate.
- L’esito: Le strutture furono devastate. Trump oggi usa quel precedente come monito: «Il prossimo attacco sarà molto peggiore».
Trump ha descritto lo schieramento attuale come una “armata” superiore a qualsiasi altra inviata in precedenza. Oltre alla USS Abraham Lincoln, il Pentagono ha mobilitato:
- E-11A BACN: Soprannominato il “Wi-Fi del cielo”, un velivolo che funge da ponte radio ad alta quota, permettendo a navi, aerei e truppe a terra di comunicare in tempo reale anche in caso di jamming (disturbo elettronico) iraniano.
- Squadriglie F-15E: Posizionate strategicamente per strike rapidi.
- Esercitazioni multi-day: Iniziate questa settimana per testare la prontezza operativa in tutto il Medio Oriente.
La risposta di Teheran: «Nessun dialogo sotto minaccia»
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha gelato le speranze di un incontro immediato: «La diplomazia attraverso la minaccia militare non funziona». Nel frattempo:
- Diplomazia regionale: L’Iran sta cercando sponde in Arabia Saudita (MbS), Qatar e Turchia per evitare l’isolamento.
- Propaganda: A Teheran sono apparsi cartelloni che mostrano missili iraniani colpire portaerei americane.
- Monito ONU: La missione iraniana ha ricordato agli USA i costi umani e finanziari (7.000 miliardi di dollari) delle guerre in Iraq e Afghanistan.
Trump sta usando la tecnica della “massima pressione” portata all’estremo, forte del successo tattico dell’operazione di giugno 2025. Tuttavia, l’Iran sembra aver stretto i ranghi dopo le sanguinose proteste interne di inizio gennaio (che avrebbero causato migliaia di vittime) e punta sulla mediazione dei vicini arabi, che temono una deflagrazione regionale.