La tensione tra Washington e Teheran raggiunge vette senza precedenti. Per la prima volta, l’Iran ha minacciato esplicitamente di puntare alla bomba atomica nel caso in cui le ostilità dovessero riprendere. Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, ha avvertito che una nuova aggressione porterebbe l’arricchimento dell’uranio al 90%, la soglia critica necessaria per la produzione di armi nucleari.
Nonostante il clima da “guerra fredda”, Donald Trump ostenta sicurezza. “Sull’Iran non ho fretta”, ha dichiarato il tycoon su Truth, pur pubblicando immagini prodotte dall’IA che ritraggono jet americani colpire navi iraniane. Dietro la retorica, tuttavia, la pressione è massima: Trump ha incontrato i vertici del Pentagono per valutare la ripresa dei raid militari, ma ogni decisione sembra congelata in attesa del vertice di giovedì con il presidente cinese Xi Jinping.
L’obiettivo della missione a Pechino è chiaro: spingere la Cina a usare la propria influenza economica su Teheran per sbloccare lo stallo. Per rafforzare la posizione negoziale, gli USA hanno già varato nuove sanzioni contro entità coinvolte nella vendita di greggio iraniano al Dragone.
Lo scontro non è solo militare, ma economico. La guerra contro l’Iran è già costata agli Stati Uniti 29 miliardi di dollari, con un aumento di 4 miliardi nell’ultimo mese. Questo sforzo bellico sta alimentando un’inflazione galoppante, arrivata al 3,8%, trainata dai prezzi della benzina. Per Trump si tratta di un incubo politico: con il consenso ai minimi storici, il caro-energia rischia di compromettere le imminenti elezioni di Midterm, costringendolo a ipotizzare sospensioni delle accise per frenare il malcontento popolare.
Mentre i Pasdaran annunciano l’estensione dell’area operativa nello Stretto di Hormuz — trasformando il passaggio in una “mezzaluna completa” presidiata militarmente — Teheran sposta la battaglia anche nelle aule di giustizia. È stato infatti presentato un ricorso alla Corte arbitrale dell’Aja contro gli USA per gli attacchi agli impianti nucleari e le sanzioni economiche.
Parallelamente, l’Europa valuta di scendere in campo: l’Alta Rappresentante Kaja Kallas ha annunciato che la missione navale Aspides potrebbe essere estesa proprio allo Stretto di Hormuz per garantire il transito delle petroliere, che attualmente procedono a ritmo ridottissimo a causa del blocco reciproco.