Fumata bianca a Bruxelles su uno dei dossier più complessi e dibattuti della politica comunitaria. Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sul nuovo regolamento UE per i rimpatri, una legislazione restrittiva che punta a introdurre procedure molto più rapide ed efficaci per l’espulsione delle persone che soggiornano illegalmente all’interno degli Stati membri.
Il provvedimento integra e completa il Patto UE sulla migrazione e l’asilo, introducendo una novità assoluta dal forte impatto geopolitico: la possibilità di creare centri di rimpatrio in Paesi terzi, fuori dai confini dell’Unione.
La svolta dei “Centri esterni” in Paesi terzi
L’elemento politicamente più rilevante dell’accordo risiede nella gestione delle espulsioni attraverso hub logistici situati al di fuori del territorio comunitario:
- Centri di transito e destinazione: Le nuove norme consentiranno formali accordi europei per «istituire centri di rimpatrio in Paesi extra-UE». Queste strutture, si legge nel testo ufficiale, potranno fungere sia da destinazione finale per il trattenimento, sia da veri e propri hub di transito per agevolare il successivo trasferimento dei migranti irregolari verso i rispettivi Paesi d’origine o altre nazioni terze disposte ad accoglierli.
- Obbligo di cooperazione: Il regolamento introduce un severo cambio di passo nei doveri dei migranti, imponendo ai cittadini di Paesi terzi privi del diritto di soggiorno l’esplicito obbligo legale di cooperare attivamente con le autorità dello Stato ospitante, pena l’attivazione di procedure accelerate.
La presidenza di Cipro rivendica il successo: «Rafforzata la credibilità dell’UE»
La chiusura lampo del dossier è stata salutata con enorme soddisfazione dalla presidenza di turno cipriota del Consiglio UE, che aveva messo la gestione dei flussi migratori in cima alla propria agenda politica.
Nicholas Ioannides (Vice Ministro per la Migrazione di Cipro): «Il nuovo regolamento accelererà sensibilmente il processo di rimpatrio e aumenterà il numero complessivo di espulsioni di chi non ha diritto di soggiorno nell’Unione. L’accordo storico di oggi rafforza la credibilità della politica migratoria dell’UE. La rapida conclusione di questo dossier riflette l’impegno stringente delle istituzioni nel dare vita a un sistema olistico ed efficace, sempre nel totale rispetto dei diritti umani e fondamentali».
L’intesa tecnica passerà ora al vaglio formale dei rappresentanti dei ventisette Stati membri e dell’Europarlamento per la ratifica definitiva, blindando la linea della fermezza invocata da tempo dai paesi di frontiera, Italia in testa.