Un segnale di distensione arriva dal fronte commerciale tra Stati Uniti e Cina. Le due potenze economiche hanno annunciato oggi la sospensione, entro il 14 maggio, di una parte significativa dei dazi doganali punitivi che si sono reciprocamente imposti negli ultimi tempi. Ad annunciare la svolta è stato il segretario al Tesoro statunitense, Bessent, il quale ha dichiarato che Washington e Pechino procederanno ad una “riduzione del 115%” delle tariffe. Nello specifico, i dazi americani sulle merci cinesi scenderanno al 30%, mentre quelli cinesi sui prodotti statunitensi si attesteranno al 10%.
“Nessuna parte vuole il disaccoppiamento delle due economie”, ha chiarito Bessent, sottolineando la volontà di entrambi i paesi di evitare una frattura nelle loro intricate catene commerciali e produttive.
In una dichiarazione congiunta, Stati Uniti e Cina hanno riconosciuto “l’importanza delle relazioni economiche e commerciali bilaterali”, evidenziando altresì la necessità di “avere una relazione economica e commerciale sostenibile, di lungo termine e reciprocamente vantaggiosa”.
La notizia della tregua commerciale ha immediatamente avuto un impatto positivo sui mercati finanziari globali, con le borse che hanno registrato una forte crescita in seguito all’annuncio. Gli investitori accolgono con favore questo segnale di potenziale allentamento delle tensioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Le tariffe imposte dagli Stati Uniti sui prodotti provenienti dalla Cina, che avevano raggiunto un picco del 145% sommando i dazi preesistenti alle misure introdotte da Donald Trump, verranno drasticamente ridotte al 30% per i prossimi tre mesi. Questa percentuale include il 20% di sovrattassa applicata dall’ex presidente americano per esercitare pressione su Pechino nella lotta al traffico di Fentanyl.
La Cina aveva reagito con forza alle tariffe aggiuntive statunitensi, portando i dazi sui beni americani fino al 125%. Grazie alla tregua siglata a Ginevra, queste tariffe verranno riportate a un più contenuto 10%.
La tregua giunge dopo quattro mesi di crescente tensione commerciale, innescata dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca lo scorso 20 gennaio. Il presidente aveva progressivamente imposto dazi aggiuntivi, inizialmente del 10% e poi portati al 20%, giustificando tali misure con il presunto ruolo della Cina nella produzione e nel traffico di Fentanyl.
L’escalation è proseguita ad aprile, con l’annuncio da parte di Trump di dazi su gran parte dei paesi del mondo. Per la Cina, queste tariffe ammontavano inizialmente al 34%, che si sommavano a quelle legate al Fentanyl. La reazione di Pechino non si era fatta attendere, con l’imposizione di un ulteriore 34% su tutti i prodotti americani.
La spirale di ritorsioni aveva visto un ulteriore inasprimento con l’aumento dei dazi americani al 104%, cui aveva fatto seguito un innalzamento delle tariffe cinesi all’84%. L’ultima controffensiva di Trump, datata 10 aprile, aveva portato i dazi statunitensi al culmine del 125%, a cui si aggiungeva il 20% legato alla crisi del Fentanyl, per un totale del 145%.
La tregua di Ginevra rappresenta dunque una potenziale svolta in questa “guerra” tariffaria, offrendo una finestra di opportunità per un negoziato che possa portare a una stabilizzazione delle relazioni commerciali tra le due potenze globali. Resta da vedere se i prossimi 90 giorni saranno sufficienti per colmare le profonde divergenze e scongiurare una nuova escalation.
Sul piano commerciale “l’Unione Europea è per molti versi più cattiva della Cina”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump dopo aver concordato una riduzione dei dazi con Pechino e una de-escalation della guerra commerciale in atto. “Abbiamo tutte le carte in regola. Ci trattano in modo molto ingiusto”, ha aggiunto il presidente, riferendosi ancora all’Ue. Gli Usa aumenteranno nuovamente i dazi sui prodotti cinesi qualora i due Paesi non dovessero riuscire a raggiungere un accordo commerciale entro 90 giorni anche se non li riporteranno al 145 per cento, ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in conferenza stampa a Washington in risposta a chi gli chiedeva se alla scadenza dei 90 giorni di sospensione delle tariffe concordata ieri a Ginevra dalle due delegazioni i dazi torneranno al 145%. “No, ma aumenterebbero di molto” ha risposto Trump aggiungendo che “al 145% si arriva davvero al decoupling e nessuno comprerebbe più… ma potrebbero salire,” ha detto Trump. “Tuttavia, penso che si raggiungerà un accordo,” ha concluso.