È la svolta geopolitica più attesa degli ultimi mesi. Con un annuncio coordinato che ha colto di sorpresa le cancellerie mondiali, gli Stati Uniti e l’Iran hanno siglato un accordo completo per la “fine immediata e permanente della guerra” esplosa il 28 febbraio scorso. I difficili e intensi “negoziati di Islamabad”, condotti grazie alla mediazione chiave di Pakistan e Qatar, hanno portato al congelamento totale delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso.
La firma ufficiale del memorandum d’intesa avverrà venerdì 19 giugno a Ginevra, in Svizzera, alla presenza del vicepresidente americano JD Vance e non è esclusa la partecipazione dello stesso Donald Trump.
L’annuncio di Trump: «Lasciate scorrere il petrolio». Riapre lo Stretto di Hormuz
Il presidente americano ha affidato il trionfo diplomatico alla sua piattaforma Truth Social, annunciando contestualmente la revoca immediata del blocco navale statunitense:
Donald Trump su Truth: «L’intesa con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completa. Le navi di tutto il mondo possono finalmente tornare a navigare. Lo Stretto di Hormuz sarà riaperto a tutti e sarà privo di pedaggi. Lasciate scorrere il petrolio».
Tuttavia, l’operatività effettiva del cruciale canale marittimo (da cui transita un quinto del commercio globale di idrocarburi) scatterà solo dopo le necessarie operazioni di sminamento dell’area. Parlando al New York Times, Trump ha comunque lanciato un chiaro avvertimento: se Teheran non collaborerà sul dossier nucleare nei prossimi incontri tecnici, Washington è pronta a riprendere le opzioni militari.
La doppia narrazione: Teheran rivendica la “vittoria” sul nemico americano
Se la Casa Bianca festeggia il successo diplomatico, lo Stato Maggiore iraniano ha diffuso un comunicato alla tv di Stato dai toni diametralmente opposti, parlando di traguardo storico ottenuto nel nome della “Guida Suprema martire” (l’Ayatollah Khamenei, ucciso all’inizio del conflitto):
Nota del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano: «Le operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, terminano da stanotte in modo immediato e permanente. La Repubblica Islamica ha imposto la sua volontà ai nemici americani, costretti ad accettare la sconfitta e a revocare integralmente il blocco navale».
Prima della firma a Ginevra, le delegazioni dei due Paesi si riuniranno questa settimana a Doha, in Qatar, per gli ultimi incontri preparatori separati, dopo che i diplomatici qatarioti hanno chiuso una maratona negoziale di 17 ore a Teheran.
La road map dell’accordo e il nodo dei miliardi congelati
Sebbene il testo ufficiale non sia ancora pubblico, la tabella di marcia prevede l’avvio dei negoziati per l’accordo definitivo entro 60 giorni. I colloqui verteranno su quattro pilastri fondamentali:
Resta da chiarire il giallo finanziario sollevato dall’agenzia iraniana Mehr, secondo cui l’accordo prevederebbe lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati (la metà dei quali prima dell’avvio dei colloqui tecnici). Da Washington, tuttavia, i funzionari frenano: nessun fondo sarà erogato prima di riscontri oggettivi da parte di Teheran.
Reazioni globali: volano le Borse, crolla il greggio. Trump attacca Netanyahu
La notizia della pace ha provocato uno scossone immediato sui mercati finanziari globali:
- Petrolio in picchiata: Le quotazioni del greggio hanno perso immediatamente oltre il 5%.
- Borse asiatiche in rally: Tokyo ha chiuso a +4%, Seul ha superato il +5%, decisi rialzi anche per i listini cinesi. In forte aumento i beni rifugio come oro e argento.
- Il plauso dell’ONU: Il Segretario Generale Antonio Guterres ha definito l’intesa «un passo cruciale verso la stabilità globale».
Sulla strada della firma resta però l’ombra del governo israeliano, preoccupato dal compromesso. Proprio ieri, un raid dell’IDF su Beirut (ordinato da Benjamin Netanyahu in risposta a droni di Hezbollah) aveva rischiato di far saltare l’accordo, facendo infuriare Trump. Il presidente USA, sempre al NYT, ha riservato parole durissime al premier israeliano:
Donald Trump su Netanyahu: «Bibi è un uomo molto difficile. A essere onesti, dovrebbe esserci molto grato per aver chiuso questo accordo. Se l’Iran ottenesse l’arma nucleare, Israele non esisterebbe per più di due ore».
Il dossier passerà ora sul tavolo del G7 di Evian, in Francia. Il presidente ospitante Emmanuel Macron ha già annunciato che il focus del vertice sarà blindare l’accordo, pianificare gli aiuti al Libano e gestire il monitoraggio del programma balistico e nucleare iraniano, con l’asse europeo (Francia, Germania, Regno Unito e Italia) pronto a revocare le sanzioni solo a fronte di passi “chiari e verificabili”.