Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal e della CBS, Donald Trump avrebbe ordinato una nuova e dura campagna di bombardamenti coordinata con Israele per costringere Teheran alla resa. La Repubblica Islamica replica: “È una follia, pronti a colpire gli impianti strategici statunitensi e israeliani nella regione”.
L’ordine da Camp David: raid imminenti e target energetici
Dopo una riunione di Gabinetto tenutasi nella residenza presidenziale di Camp David, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe autorizzato un’offensiva militare ad ampio raggio contro l’Iran, che potrebbe scattare già nel fine settimana e protrarsi per diversi giorni (o fino a due settimane).
L’operazione, sviluppata in stretta coordinazione con le forze israeliane, intende colpire duramente le capacità missilistiche, le infrastrutture energetiche (raffinerie e centrali elettriche) e i siti militari strategici di Teheran.
- I motivi dell’escalation: Trump ha espresso profonda insoddisfazione per lo stallo negoziale, definendo privo di valore l’accordo provvisorio di giugno. “L’Iran è stato molto disonesto e disonorevole. Vogliono sempre parlare ma non mantengono la parola”, ha dichiarato il presidente americano, ribadendo l’obiettivo di azzerare le ambizioni nucleari iraniane e riprendere il controllo dello Stretto di Hormuz.
- Tensioni recenti: La svolta militare segue un attacco iraniano contro truppe americane in Giordania e il ferimento di assetti nella regione, oltre alla volontà della Casa Bianca di imporre la “resa” diplomatica a Teheran.
La replica di Teheran: “Piani pronti contro gli USA e il regime sionista”
Le autorità iraniane hanno risposto con toni durissimi alle indiscrezioni della stampa americana, bollando le minacce di bombardamento sulle proprie infrastrutture come una “forma di follia” e avvertendo di essere pronte a una risposta immediata e devastante:
“Abbiamo preparato un piano di risposta completo che include le infrastrutture vitali del regime sionista e le infrastrutture energetiche statunitensi presenti nell’intera regione. Siamo pronti ad agire.”
— Portavoce/Fonti della sicurezza di Teheran
Gli analisti militari statunitensi segnalano tuttavia che una campagna di bombardamenti prolungata comporta forti rischi operativi, legati sia al progressivo consumo delle scorte di munizioni di precisione sia all’impatto sui mercati energetici globali.