È un’altalena di annunci drammatici e smentite categoriche quella che si sta consumando sull’asse tra Washington e Teheran. Nel bel mezzo di una guerra strisciante, la televisione di Stato iraniana ha diffuso i dettagli di una presunta bozza di memorandum d’intesa con gli Stati Uniti per porre fine alle ostilità. La replica della Casa Bianca, tuttavia, è arrivata come una doccia gelata: «Una totale invenzione».
A blindare la linea della fermezza americana ci ha pensato lo stesso Donald Trump che, durante una tesissima riunione di gabinetto, ha dettato le sue condizioni senza concedere sconti.
Il giallo della bozza iraniana e il no di Trump sulle sanzioni
Secondo il documento fatto filtrare da Teheran, l’intesa preliminare avrebbe dovuto rimettere in moto l’economia della regione attraverso passaggi cruciali: il ritiro delle forze militari statunitensi dalle vicinanze del Paese, la revoca del blocco ai porti iraniani e la riapertura dello Stretto di Hormuz con il ripristino del traffico commerciale ai livelli prebellici entro 30 giorni, sotto la gestione congiunta di Iran e Oman (ma con l’esclusione delle navi da guerra USA). Il tutto propedeutico a una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza Onu da approvare entro 60 giorni.
Trump ha demolito questa ricostruzione, chiarendo che la Repubblica Islamica non otterrà alcun allentamento delle sanzioni economiche in cambio della sola rinuncia all’uranio altamente arricchito:
Donald Trump: «L’Iran sta negoziando allo stremo e vuole disperatamente un accordo. Ma noi non siamo ancora soddisfatti. Non stiamo parlando di allentamento delle sanzioni o di soldi: l’accordo dovrà essere perfetto, non ho fatto tutto questo per ottenerne uno scadente. Lo Stretto di Hormuz riaprirà immediatamente e sarà aperto a tutti: sono acque internazionali e nessuno lo controllerà».
Il tycoon ha poi lanciato un ultimatum formale ai Paesi arabi: se non aderiranno in blocco agli Accordi di Abramo, gli USA potrebbero far saltare l’intera trattativa. Sulla stessa linea il Segretario di Stato, Marco Rubio, che pur ribadendo che «l’Iran non avrà mai l’arma nucleare», ha avvertito che il Pentagono ha pronte «altre opzioni» se la diplomazia dovesse fallire. Di contro, la Marina dei Pasdaran accusa gli USA di debolezza e minaccia di trasformare le coste in un «cimitero per gli aggressori».
Libano: l’Idf ordina l’evacuazione totale del Sud. Oltre 150 raid
Mentre la diplomazia barcolla, le armi non si fermano. Sul fronte israelo-libanese l’escalation ha raggiunto picchi d’intensità mai visti:
- L’ordine di evacuazione: Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno emesso un drammatico avviso di evacuazione generalizzato per tutta la popolazione civile del sud del Libano, imponendo di spostarsi a nord del fiume Zahrani. I militari di Tel Aviv sono stati perentori: «Tutte le aree a sud del fiume sono considerate zone di combattimento attivo».
- I bombardamenti: Nelle ultime 24 ore, i jet dell’Idf hanno polverizzato oltre 150 obiettivi di Hezbollah tra Tiro, Nabatieh e la valle della Beqaa. Dal canto suo, la milizia sciita ha confermato violenti scontri “a distanza ravvicinata” con le truppe di terra israeliane in una città situata a nord del fiume Litani, spingendosi al limite della “zona gialla”.
Gaza e Libia: confermata la strage della famiglia Odeh. Rientrati 6 italiani
A Gaza, sia l’intelligence israeliana che Hamas hanno confermato la morte del neo-comandante militare Mohammed Odeh, ucciso in un raid a Gaza City. Il bilancio del bombardamento si è rivelato tragico: insieme al leader della guerriglia sono rimasti uccisi anche la madre, la moglie e tre dei suoi figli.
Nel frattempo, si è parzialmente sbloccata la crisi dei cooperanti internazionali in Nord Africa. Sei attivisti italiani della carovana di terra della Global Sumud Flotilla, diretti a Gaza e precedentemente bloccati a Sirte, sono atterrati questa mattina all’aeroporto di Fiumicino con un volo di linea via Istanbul. Resta invece massima l’apprensione per gli ultimi due connazionali, Domenico Centrone e Dina Alberizia, che rimangono ancora detenuti in cella dalle autorità locali libiche.