Ore di altissima tensione e frenetici movimenti di intelligence sull’asse Washington-Teheran. Il Pentagono e le agenzie di sicurezza statunitensi si stanno preparando a una nuova, massiccia ondata di attacchi militari contro l’Iran.
Secondo fonti interne citate da Cbs, Cnn e Axios, i vertici delle forze armate americane hanno annullato tutti i piani per il fine settimana e hanno presentato formalmente al presidente Donald Trump le opzioni operative per “riprendere la guerra”. L’ordine di attacco, tuttavia, non è ancora definitivo: il Wall Street Journal rivela che, dopo essere stato aggiornato sullo stato dei negoziati, Trump ha informato i suoi consiglieri di voler concedere ancora un po’ di tempo al processo diplomatico, pur non escludendo l’azione di forza in mancanza di una svolta dell’ultim’ora.
Il “giallo” della bozza in 9 punti: l’Arabia dice sì, Teheran frena
Nelle stesse ore in cui la Casa Bianca valuta i piani di bombardamento, i media arabi hanno diffuso la notizia del possibile raggiungimento di una bozza d’intesa temporanea in 9 punti, mediata dal Pakistan e dal Qatar, che potrebbe essere siglata “nelle prossime ore”.
Il piano di emergenza prevede:
- Un cessate il fuoco immediato su tutti i fronti caldi.
- Lo stop totale agli attacchi contro infrastrutture civili, economiche e militari.
- Il congelamento della “guerra mediatica” e della propaganda di regime.
- La garanzia assoluta della libertà di navigazione nel Golfo Persico, nel Mar d’Oman e nello Stretto di Hormuz.
Nonostante l’ottimismo dei Paesi del Golfo, Teheran ha gelato le aspettative. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha gettato acqua sul fuoco: “Non siamo giunti a un punto in cui un accordo sia vicino. La diplomazia ha bisogno di settimane o mesi, non basta qualche colloquio. In questa fase non si discuterà affatto il dossier nucleare e le divergenze con gli USA restano profonde”.
Il Piano B di Marco Rubio e il nodo dello Stretto di Hormuz
Mentre Trump dichiara pubblicamente che “l’Iran muore dalla voglia di fare un accordo”, il suo Segretario di Stato, Marco Rubio, ha adottato una linea decisamente più dura, confermando “lievi progressi” ma avvertendo che il tempo sta scadendo.
Il principale punto di attrito, oltre all’arricchimento dell’uranio bloccato dall’Ayatollah Khamenei, è l’ipotesi avanzata da Teheran di introdurre un sistema di pedaggi marittimi gestito dall’Iran per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Una proposta definita “inaccettabile” da Rubio (e già respinta a livello europeo dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani).
“Cosa succede se l’Iran si rifiuta di riaprire liberamente lo Stretto e decide di imporre dei pedaggi arbitrari? A quel punto l’unica opzione sarà agire militarmente. Stiamo preparando un ‘Piano B’ se la diplomazia fallisce.” — Marco Rubio, Segretario di Stato USA
L’ombra dei finanziamenti occulti: l’inchiesta su Binance e le criptovalute
A complicare ulteriormente il tavolo negoziale si aggiunge un’esplosiva rivelazione economica del Wall Street Journal. Secondo l’intelligence finanziaria statunitense, l’Iran avrebbe aggirato sistematicamente le sanzioni internazionali trasferendo miliardi di dollari per finanziare il proprio regime e le attività militari attraverso Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo.
I documenti indicano una rete clandestina guidata dal noto e controverso uomo d’affari iraniano Babak Zanjani, capace di movimentare in totale segretezza almeno 850 milioni di dollari in soli due anni utilizzando le piattaforme digitali. Una rivelazione che offre ai falchi di Washington un motivo in più per spingere Trump a interrompere i colloqui e ordinare il via libera ai cacciabombardieri.