I PM DI FIRENZE AVEVANO CHIESTO UNA PENA DI UNDICI ANNI
Denis Verdini e’ stato condannato a 9 anni di reclusione dal tribunale di Firenze per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino. Per il senatore di Ala i pm Luca Turco e Giuseppina Mione avevano chiesto 11 anni.
Denis Verdini, senatore di Ala, è stato condannato a una pena complessiva di 9 anni nel processo per il crac dell’ex banca Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio, di cui è stato presidente per 20 anni, fino al luglio 2010. E’ la sentenza stabilita dal Tribunale di Firenze, presieduto da Mario Profeta, dopo una camera di consiglio durata sette giorni, un record. Verdini era imputato con altre 33 persone. La Procura, rappresentata dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione, aveva chiesto una condanna a 11 anni per Verdini. Il parlamentare era assente alla lettura della sentenza.
Il Tribunale di Firenze, con la sentenza emessa per il crack della Banca Credito Cooperativo fiorentino, ha dichiarato “interdetti in perpetuo dai pubblici uffici” Denis Verdini, senatore di Ala, e gli imprenditori Roberto Bartolomei e Riccardo Fusi. La stessa pena è stata inflitta anche a altri sei condannati su 34 imputati. Verdini, Fusi, Bartolomei e altri 12 condannati sono stati dichiarati “inabilitati all’esercizio di un’impresa commerciale ed incapaci di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di anni dieci”. Verdini, Massimo Parisi e altri nove condannati sono stati dichiarati “incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per un arco temporale pari alla durata della pena a ciascuno inflitta” relativamente ai reati per la truffa ai danni dello Stato per i contributi pubblici all’editoria.
Nella sentenza sul crac del Credito cooperativo fiorentino, il Tribunale di Firenze ha disposto la confisca dei contributi erogati dalla Presidenza del Consiglio alle due societa’ editoriali riferibili a Denis Verdini negli anni 2008 e 2009. La somma complessiva supera i nove milioni di euro. Sono stati ritenuti estinti per prescrizione i reati relativi ai contributi per l’editoria percepiti negli anni 2005, 2006 e 2007. Le confische sono state disposte nei confronti di Verdini, Parisi ed altri imputati del filone editoria.
“Ci aspettavamo ben altra sentenza, considerando quanto il processo aveva posto in luce in favore del senatore Verdini e non ci consola certamente la pur giusta assoluzione dalla accusa di associazione per delinquere. Per fortuna, il nostro ordinamento prevede ancora il giudizio di appello e attendiamo con impazienza di leggere la motivazione della sentenza per proporre contro di essa impugnazione”. E’ quanto afferma il professor Franco Coppi, avvocato difensore del senatore Denis Verdini.
“E’ una sentenza che rispettiamo e attendiamo le motivazioni per fare appello. Il Tribunale ha riconosciuto che non esiste l’associazione a delinquere e pertanto ha assolto. Riteniamo che anche le altre accuse cadranno in appello”. Lo ha detto l’avvocato Ester Molinaro, del collegio difensivo di Denis VERDINI, commentando la sentenza.
“A nome dell’intero gruppo al Senato esprimo massima solidarieta’ e piena, totale e incondizionata fiducia nei confronti di Denis Verdini”, afferma Lucio Barani, presidente dei senatori Ala-Scelta Civica. “Siamo – aggiunge – dinanzi all’ennesima sentenza politica, una prassi alla quale ormai ci siamo abituati negli ultimi decenni”.
“E’ proprio il caso di dire che, piu’ che il reato, pote’ il cognome”. Cosi’ il senatore di ALA-SC Vincenzo D’Anna. “Con la condanna di Denis Verdini, relativa alla vicenda del crac della Banca di credito cooperativo – spiega il parlamentare – si sanciscono due nuovi elementi che corroborano la gia’ brillante casistica delle ‘giustizia ingiusta’ in Italia. Primo, che possa esistere una bancarotta anche quando tutti i correntisti e gli azionisti di quella stessa banca siano stati saldati, fino all’ultimo centesimo, dalla banca medesima; secondo che si possa condannare un uomo in virtu’ del proprio cognome. Ovvero, dei presunti poteri demiurgici che da esso scaturiscono fino a ridurre ad idioti incapaci di intendere e di volere tutti i componenti del consiglio di amministrazione di quella banca”. “Un potere mefistofelico – aggiunge il senatore di ALA – che il tribunale ha incartato nella sentenza di condanna e che promana non gia’ dai reati accertati, bensi’ dal cognome dell’imputato. L’unica cosa di sulfureo che emana la decisione dei giudici – conclude D’Anna – e’ la pervicace volonta’ di certa magistratura di condannare le persone senza altra prova che il peso del proprio cognome ed il peso del proprio passato politico”.
“Denis Verdini condannato a nove anni di carcere. Ministri indagati, padri interrogati, alleati condannati, disoccupati aumentati. Basta cazzo, fate votare gli italiani! #votosubito” Cosi’ il segretario della Lega Matteo Salvini.
“Fosse stato per @matteorenzi oggi avremmo un padre costituente condannato a 9 anni di carcere: #VERDINI”. Lo scrive su twitter Beppe Grillo.
“Verdini condannato a nove anni di carcere con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Vi rendete conto?”. Lo ha scritto su Twitter Roberto Fico, deputato M5S, già componente del defunto direttorio del movimento stellato. “Nove anni – ha spiegato – per colui che Renzi ha cercato di rendere padre costituente, colui che ha mantenuto in vita il Governo dell’ex premier in tutti i modi. Pacche sulle spalle, accordi, riunioni mentre il Movimento 5 stelle da ogni angolo del Parlamento attaccava a ragion veduta questo sodalizio. Per non parlare del’indagine Consip, che vede coinvolto un altro fedelissimo di Renzi, Luca Lotti, attuale ministro.” Secondo Fico “insomma un quadro veramente torbido che si aggiunge al disastro di un modello politico fallimentare che i cittadini hanno già bocciato, dalla riforma costituzionale alla ‘Buona scuola’. Questa sarebbe la nuova classe politica del Partito democratico? Hanno già fallito su tutta la linea, dalla prova di Governo alla propria organizzazione interna, come dimostra il caos di questi giorni intorno alle tessere. Per favore basta. Troppo male al Paese, che non lo merita. Se fossi in Renzi, per tentare di salvare la faccia, non mi presenterei mai alla primarie del Pd. Lasci ora o dopo sarà troppo tardi. La misura è colma”.