Un vertice di maggioranza di un’ora e mezza a Palazzo Chigi, convocato dalla premier Giorgia Meloni con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in videocollegamento, traccia il percorso politico ed economico dell’esecutivo prima della pausa estiva.
Dietro la nota ufficiale, incentrata sulle misure contro il caro-energia, il vertice ha affrontato il dossier più spinoso della coalizione: la legge elettorale, dopo il clamoroso stop per un solo voto incassato alla Camera sull’emendamento preferenze.
1. Manovra Energia: via libera a 14 miliardi di spesa flessibile
Sul piano economico, il governo ha ufficializzato l’intenzione di attivare con urgenza la clausola di salvaguardia nazionale prevista dalle nuove norme europee di flessibilità:
IL PIANO ENERGIA DA 14 MILIARDI
├── OBIETTIVO: Mitigare l'impatto del caro-energia su famiglie e imprese in vista dell'autunno.
├── RISORSE: Circa 14 miliardi di euro di maggiore capacità di spesa consentita dalla flessibilità UE.
└── ITER PARLAMENTARE: Comunicazioni del Governo con risoluzioni da votare a Camera e Senato a inizio agosto.
2. Legge elettorale: Meloni rilancia sulle preferenze e “avverte” la coalizione
Sulla riforma elettorale — appena incardinata in commissione al Senato — la presidente del Consiglio ha tenuto il punto, forte anche delle dichiarazioni rilasciate a Il Giornale: “Sulle preferenze non ho cambiato idea. La legge deve consentire a chi vince di governare senza inciuci o maggioranze arcobaleno”.
Il patto coi leader e i rischi di un terzo passaggio
- L’intesa con Tajani e Salvini: Meloni ha ottenuto (con un via libera incassato obtorto collo da Forza Italia) l’ok a ripresentare l’emendamento sulle preferenze al Senato in una forma modificata, che introdurrà quote di genere nei capilista bloccati.
- Il rischio incostituzionalità: La modifica nasce anche dalle perplessità espresse dal presidente del Senato Ignazio La Russa sul testo uscito da Montecitorio, ritenuto a forte rischio bocciatura da parte della Consulta.
- Terza lettura e voto segreto: Il reinserimento delle preferenze imporrà il ritorno del testo alla Camera con il rischio di uno scrutinio segreto finale. Su questo la premier è stata categorica con gli alleati: «Se la legge elettorale cade, decade la maggioranza e si va al voto».
3. Calendario al Senato e il nodo politico Vannacci
Sui tempi di approvazione, il presidente del Senato Ignazio La Russa e il capogruppo FdI Lucio Malan hanno escluso ogni blitz prima delle ferie: il testo approderà nell’Aula di Palazzo Madama dopo il 9 settembre.
Il fattore “Futuro Nazionale” e la strategia di Via della Scrofa
Il rinvio a autunno consente alla premier di sciogliere l’enigma strategico legato al generale Roberto Vannacci:
- Mantenere l’isolamento: In casa FdI prevale la linea di escludere Futuro Nazionale dalla coalizione, puntando sul “voto utile” per prosciugarne i consensi.
- Evitare la rendita di posizione: Aprire le porte dell’alleanza al generale rischierebbe — secondo gli analisti di via della Scrofa — di legittimare il suo movimento e spingere molti elettori di centrodestra a votarlo “anche solo per sfizio”, sapendo che i voti non andrebbero persi.
In un’intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale, la premier ha ribadito le priorità politiche dell’esecutivo: garantire un quadro istituzionale solido, superare la stagione dei governi di intesa istituzionale o di coalizioni eterogenee e dare voce diretta agli elettori attraverso il meccanismo delle preferenze.
Il cuore della riforma: governabilità senza accordi post-elettorali
Per Giorgia Meloni il valore centrale della nuova legge elettorale è garantire la continuità dell’azione di governo, consentendo alla forza o alla coalizione vincitrice delle elezioni di tradurre il consenso delle urne in una maggioranza solida.
Le parole della premier a Il Giornale
- Preservare la stabilità: «È sotto gli occhi di tutti quanto sia stato importante per l’Italia godere di questo periodo di stabilità, con un governo solido e i numeri per governare. Ne abbiamo beneficiato da ogni punto di vista: sul fronte economico, del prestigio internazionale, della capacità di portare avanti riforme strutturali».
- Nessun passo indietro: «Ecco perché penso che sia utile per la nazione avere una legge elettorale che assicuri governabilità e stabilità e permetta a chi vince le elezioni di governare senza inciuci o maggioranze arcobaleno. Questo è il cuore della riforma, ed è quello che fa impazzire la sinistra, abituata a governare anche quando perde le elezioni. Ma questa nazione merita di non tornare indietro».
Il nodo delle preferenze e l’iter parlamentare al Senato
Il dibattito si concentra ora sul tema delle preferenze, bocciate per una risicata manciata di voti a Montecitorio a causa dei distinguo all’interno delle forze di maggioranza e dei franchi tiratori nel voto segreto.
Nonostante la prima stesura uscito dalla Camera mantenga la struttura delle liste bloccate in collegi plurinominali, la presidente del Consiglio ha confermato la propria linea strategica: “Sulle preferenze non ho cambiato idea”.
Se il Senato dovesse ripristinare il voto di preferenza durante l’esame in commissione o in Aula, il provvedimento dovrà tornare alla Camera dei Deputati per una terza lettura. Una scelta che la premier considera un atto di coerenza per restituire centralità alla scelta dei cittadini e blindare la tenuta politica della maggioranza fino a fine legislatura.