Istanbul si prepara a ospitare un nuovo round di colloqui sulla crisi ucraina il 2 giugno, con la Turchia che si propone ancora una volta come mediatore chiave. Tuttavia, le dichiarazioni provenienti da Mosca e Washington delineano un quadro complesso, fatto di aperture diplomatiche e irremovibili prese di posizione.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha confermato la partecipazione di una delegazione russa, guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky, ai colloqui di Istanbul del 2 giugno. La delegazione arriverà con “una bozza di memorandum e altre proposte per un cessate il fuoco”. Zakharova ha tuttavia smorzato le aspettative su una mediazione ampia, dichiarando: “Abbiamo registrato le dichiarazioni di Keith Kellogg sulla possibilità che rappresentanti ufficiali di Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia si presentino a Istanbul il 2 giugno per una sorta di discussione a quattro sui negoziati russo-ucraini”. Pur esprimendo gratitudine alla Turchia, ha chiosato: “non si parla di mediazione turca o di nessun altro”. Questo sottolinea la preferenza russa per colloqui diretti con Kiev, senza l’interferenza di altri attori.
Dal canto suo, la Turchia spinge per un’accelerazione diplomatica di alto livello. Il Ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha espresso l’auspicio che i colloqui di Istanbul possano culminare in un “incontro tra Trump, Putin e Zelensky, ospitato dal presidente Erdogan”. Fidan, che ha incontrato il suo omologo ucraino Andriy Sibiha, ha ribadito la volontà turca di raggiungere una “pace permanente entro quest’anno”, sottolineando che “i negoziati possono produrre risultati concreti” e auspicando che “lo slancio acquisito a Istanbul continui”.
Il Cremlino ha posto una condizione chiara per un vertice tra i leader. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha ribadito che il presidente Putin è “fondamentalmente ‘a favore’ di contatti al massimo livello”, ma questi “devono essere preparati, e prima si deve raggiungere un risultato nei negoziati tra le delegazioni”. Solo “dopo che tale risultato sarà raggiunto, allora, naturalmente, potremo parlare di contatti al massimo livello”, ha specificato Peskov, rispondendo indirettamente alla proposta turca.
Un’apertura significativa è giunta dagli Stati Uniti, in particolare dall’inviato speciale Keith Kellogg, vicino a Donald Trump. In un’intervista con ABC, Kellogg ha dichiarato che “per noi, l’ingresso dell’Ucraina nella NATO non è un’opzione”, una posizione che, a suo dire, sarebbe condivisa da almeno altri quattro Paesi NATO. Kellogg ha inoltre confermato la disponibilità di Trump a promettere a Putin che la NATO non si espanderà ulteriormente a est, qualora questa richiesta diventasse una condizione per la fine del conflitto. “Questa è una delle questioni che la Russia solleverà. E non stanno parlando solo dell’Ucraina: stanno parlando della Georgia, della Moldova, ovviamente dell’Ucraina. E noi stiamo dicendo ‘Ok, in generale, possiamo fermare l’espansione della NATO avvicinandosi ai vostri confini’. Queste sono preoccupazioni per la sicurezza da parte loro”, ha aggiunto Kellogg.
La reazione del Cremlino alle parole di Kellogg è stata positiva. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che “Mosca è lieta che le spiegazioni di Putin sull’inammissibilità dell’espansione della NATO a est trovino comprensione, anche a Washington”. Questa dichiarazione suggerisce un possibile terreno comune su una delle questioni più spinose del conflitto.
In sintesi, il prossimo round di Istanbul si preannuncia cruciale. Se da un lato la Russia porta una bozza concreta per il cessate il fuoco, dall’altro la Turchia ambisce a un incontro storico tra i leader. Le posizioni espresse da Washington sull’allargamento della NATO sembrano aver trovato un’eco positiva a Mosca, ma la strada per una pace duratura rimane irta di ostacoli e dipenderà dalla capacità delle parti di superare le reciproche diffidenze e trovare punti di incontro concreti