Novanta minuti di faccia a faccia, la durata di una partita di calcio, per tentare di ricucire lo strappo tra Roma e Washington. L’incontro a Palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni e il Segretario di Stato americano Marco Rubio si è concluso con un comunicato che, pur parlando di “costruttività”, non nasconde le distanze attraverso l’uso di un aggettivo diplomaticamente pesante: “franco”.
La premier, parlando successivamente dalla Triennale di Milano (dove ha partecipato all’evento di Confagricoltura), ha chiarito che il rapporto transatlantico non può prescindere dalla tutela del sistema-Italia: Meloni ha ribadito che l’Italia difende le proprie priorità (commercio, dazi, costi dell’energia) esattamente come fanno gli USA di Trump.
La sfida è trovare un punto di incontro che non penalizzi le imprese italiane di fronte alla politica protezionista americana. Meloni ha confermato il pieno sostegno del governo alle parole di pace di Leone XIV, nonostante le tensioni tra il Vaticano e il tycoon.

Il Segretario di Stato non ha usato giri di parole per esprimere il malumore della Casa Bianca verso alcuni alleati europei: Rubio ha lamentato che alcuni Paesi (citando indirettamente la Spagna e altri partner) hanno creato “pericoli” negando l’uso delle basi per le operazioni americane nel conflitto con l’Iran.
Sul tema caldissimo del possibile ritiro delle truppe USA dall’Europa e dalle basi italiane, Rubio è stato lapidario: “Decide Trump. Il team presenta opzioni, ma la scelta finale è del Presidente”. Fonti di Palazzo Chigi precisano che non si è discusso del ritiro specifico dall’Italia, confermando il rispetto dei trattati vigenti.
Il cuore operativo del colloquio ha riguardato i teatri di crisi dove l’Italia rivendica un ruolo guida: Meloni ha ribadito la disponibilità italiana per la libertà di navigazione, ma ha sottolineato la necessità di una cornice internazionale (ONU) per coinvolgere più Paesi, pur ammettendo che i veti di Russia e Cina restano uno scoglio quasi insormontabile.
L’Italia ha confermato il suo impegno storico, ricevendo da Rubio il riconoscimento del ruolo “costruttivo” di Roma nel fornire risorse al governo libanese e nel contrastare i finanziamenti illeciti a Hezbollah.
Confermata la necessità di un coordinamento stretto in vista della prossima visita del presidente americano a Pechino.
La pressione sulla crisi in Medio Oriente si sposta ora in Parlamento. Il presidente di turno della Camera, Giorgio Mulè, ha annunciato il calendario dei prossimi giorni:
- Mercoledì 13 maggio (ore 8:15): Audizione congiunta delle commissioni Esteri e Difesa.
- Protagonisti: I ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto riferiranno sulle “iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.
La visita di Rubio è servita a ristabilire un canale di comunicazione diretto dopo le “gelate” di Trump, ma ha confermato che l’alleanza con la nuova amministrazione americana sarà basata su un pragmatismo transazionale: l’Italia è pronta a collaborare, ma non a rinunciare alla propria sovranità economica e alla propria linea diplomatica in Medio Oriente.