Sguardi sfuggenti, diplomazia a porte chiuse e un silenzio glaciale rotto solo da due parole di circostanza. L’attesissimo incrocio tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è andato in scena ad Ankara durante la blindatissima cena ufficiale dei leader NATO offerta da Recep Tayyip Erdogan.
Un incontro arrivato al culmine di settimane di pesanti attacchi social da parte del tycoon, che persino poche ore prima del banchetto ha rimproverato pubblicamente l’Italia per la mancata sponda militare nel conflitto con l’Iran. La risposta di Palazzo Chigi si è tradotta in una precisa strategia di distanziamento e nel rifiuto categorico di alimentare un “ping-pong” mediatico.
La cronaca della serata: l’arrivo “buona ultima” al Palazzo Presidenziale
Giorgia Meloni è decollata da Roma nel tardo pomeriggio, atterrando ad Ankara quando il padrone di casa Erdogan aveva già accolto quasi tutti gli ospiti internazionali (Trump per ultimo). Una tempistica che i commentatori hanno letto come un ritardo strategico per evitare l’esposizione mediatica all’arrivo e ridurre al minimo i contatti informali con la delegazione americana.
A riceverla all’aeroporto militare e ai cancelli del Palazzo di Bestepe sono state figure secondarie del governo turco (tra cui il vicepresidente). Ma una volta entrata nel salone d’onore, il cerimoniale non ha ammesso deroghe: la premier è stata fatta sedere al tavolo principale, lo scranno che spetta di diritto alle potenze del G7 e ai vertici dell’Alleanza Atlantica.

IL TAVOLO DELLA “FOOD DIPLOMACY” AD ANKARA ├── AL CENTRO ──► Il padrone di casa Recep Tayyip Erdogan e il Segretario NATO Mark Rutte. ├── I LEADER ──► Donald Trump, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e Giorgia Meloni. └── LA GEOMETRIA ──► Tavolo rotondo (stessa distanza tra tutti). Nella foto ufficiale, a dividere fisicamente Trump e Meloni c’erano quattro persone.
Al rientro in hotel nella tarda serata, incalzata dai cronisti che le chiedevano se vi fosse stato un chiarimento dopo i ripetuti insulti ricevuti, la premier ha tagliato corto con visibile freddezza: «Con Trump? Rapporti cordiali. Se c’è stato un chiarimento? Vi ho già risposto».

Il nodo Iran e l’asse diplomatico Tajani-Rubio
Poche ore prima della cena, Trump aveva parzialmente ammorbidito i toni della conferenza stampa, pur ribadendo la natura del dissidio politico con Roma: «Meloni mi piace, è una brava persona. Ma il nostro rapporto è diventato un po’ cattivo perché ha rifiutato di aiutarci sullo Stretto di Hormuz e sull’Iran. Penso abbia fatto un errore».
Mentre i canali formali dei leader restano congelati, a muoversi è la diplomazia di secondo livello. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio bilaterale (con un secondo round svoltosi nella notte) con il Segretario di Stato americano Marco Rubio. Un segnale chiaro: la cooperazione strategica tra Roma e Washington prosegue intatta, al di là delle intemperanze e delle “pressioni” presidenziali. In difesa della premier è intervenuto anche il ministro della Difesa belga, il nazionalista fiammingo Theo Francken: «Abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma non toccate Meloni. In Europa la leader del centrodestra è lei».
Il “fronte Sud” e l’asse del 14 luglio con Parigi
Se i rapporti con la Casa Bianca vivono una fase di forte diffidenza – alimentata anche dal rifiuto italiano di aderire al programma Purl per l’acquisto di armamenti americani da girare a Kiev –, l’Italia incassa un importante successo geopolitico ad Ankara: l’inserimento della difesa del Fianco Sud della NATO nella dichiarazione finale del vertice, con un focus speciale sul dossier Libia.
Sullo sfondo si delinea ora il consolidamento dell’asse europeo, da valorizzare in forte discontinuità con l’isolamento sovranista. Lunedì prossimo a Parigi si riunirà la coalizione dei “Volenterosi” su invito di Emmanuel Macron. Se la presenza di Meloni è ancora in dubbio (attesa a Palermo per le commemorazioni di Giovanni Falcone), è invece confermata la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla parata degli Champs-Élysées del 14 luglio per la festa nazionale francese. Un segnale politico fortissimo: per l’Italia la spina dorsale resta l’Europa, e l’esercito italiano sfilerà a Parigi con un Gruppo bandiera e con i propri mezzi militari.