Il vertice di Pechino tra Vladimir Putin e Xi Jinping traccia una linea netta sulla mappa geopolitica globale. I due leader hanno blindato un partenariato strategico che punta dritto alla creazione di un nuovo ordine multipolare, muovendosi in aperta contrapposizione alle iniziative statunitensi ed europee.
Di seguito l’analisi dei punti chiave emersi dai novanta minuti di colloquio riservato e dalla successiva dichiarazione congiunta in 20 punti.
1Lo scudo spaziale USA e le preoccupazioni strategiche
Il documento finale esprime una forte inquietudine per la stabilità strategica globale, mettendo nel mirino due dossier specifici:
- Il progetto statunitense “Golden Dome”: Si tratta del mastodontico piano di difesa missilistica multi-strato (fortemente voluto dall’amministrazione Trump) che prevede una fitta costellazione di migliaia di satelliti con sensori e intercettori in orbita bassa per neutralizzare i vettori balistici e ipersonici fin dalla loro fase di lancio. Mosca e Pechino vedono in questo scudo una minaccia diretta alla deterrenza reciproca.
- La proliferazione nucleare: I due leader hanno manifestato preoccupazione per l’accumulo di materiali nucleari da parte del Giappone e per le intenzioni di alcuni Paesi europei (attualmente non atomici) di dotarsi di propri arsenali, contestando inoltre le “missioni nucleari congiunte” della NATO.
2Il dossier Ucraina e il fronte sanzioni
Sul conflitto ucraino, la linea congiunta non cerca una semplice tregua, ma pretende un cambio di paradigma:
- Risoluzione delle “cause profonde”: Per la Cina e la Russia non si può prescindere dai motivi strutturali che hanno scatenato la crisi (chiaro riferimento all’espansione della NATO a est). Putin ha formalmente ringraziato Pechino per la sua posizione definita “obiettiva e imparziale”.
- Scudo anti-sanzioni: Viene espresso un外rifiuto categorico verso le sanzioni unilaterali non approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, condannando fermamente i dazi discriminatori e i congelamenti o le confische di beni statali stranieri operati dalle cancellerie occidentali.
3. Cooperazione militare, tecnologica ed energetica
Il vertice ha prodotto circa 20 accordi bilaterali per blindare l’indipendenza strategica dei due blocchi nei settori chiave:
| Settore | Principali iniziative concordate |
| Militare e Navale | Rafforzamento dei meccanismi di difesa e ampliamento della cooperazione nella cantieristica navale e nell’industria aeronautica. |
| Spazio e Nucleare | Sviluppo della Stazione Lunare Scientifica Internazionale, messa in funzione di nuove unità nelle centrali di Tianwan e Xudapu, e ricerca su fusione e reattori a neutroni veloci. |
| Tecnologia e AI | Cooperazione nell’Intelligenza Artificiale e integrazione dei sistemi di navigazione satellitare GLONASS (russo) e Beidou (cinese). |
| Logistica e Finanza | Incremento del traffico merci nella Rotta Marittima del Nord, fluidificazione dei valichi di frontiera e prosecuzione dei pagamenti in valute nazionali per bypassare il circuito del dollaro. |
La sponda diplomatica europea: Merkel o Draghi?
Mentre l’asse Pechino-Mosca si consolida attorno a concetti di “immunità penale per i capi di Stato” e reciproca difesa da interferenze esterne (con la Russia che ha ribadito il principio di “una sola Cina” su Taiwan), l’Unione Europea inizia a muovere le prime pedine diplomatiche per non restare schiacciata.
Secondo indiscrezioni lanciate dal Financial Times, a Bruxelles si sta valutando il profilo di figure di altissimo spessore internazionale come Angela Merkel o Mario Draghi nel ruolo di potenziali intermediari per riaprire un canale di dialogo diretto con il Cremlino e tentare una complessa mediazione.