Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha revocato ufficialmente le pesantissime sanzioni economiche a carico di Francesca Albanese, la giurista italiana che ricopre dal 2022 il ruolo di Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati.
La decisione dell’amministrazione americana non è frutto di una scelta politica, bensì un atto dovuto per ottemperare a una durissima ordinanza giudiziaria emessa dal giudice Richard Leon del distretto di Columbia. Il nome di Albanese è stato rimosso dalla blacklist finanziaria e inserito nell’aggiornamento ufficiale del Tesoro alla voce “rimozioni di sanzioni legate alla Corte penale internazionale”.
Il blocco globale e la battaglia legale della famiglia
Le sanzioni erano state imposte nel luglio del 2025 dall’amministrazione di Donald Trump (annunciate dall’allora Segretario di Stato Marco Rubio, che aveva accusato la funzionaria ONU di “sfacciato antisemitismo e sostegno al terrorismo”). Tali misure avevano congelato di fatto la vita quotidiana e professionale di Albanese, traducendosi in un blocco finanziario a livello globale:
- Impossibilità di utilizzare i principali circuiti delle carte di credito.
- Blocco totale di qualsiasi transazione o operazione bancaria internazionale.
La svolta è arrivata grazie al ricorso presentato lo scorso febbraio dal marito e dalla figlia della funzionaria ONU. Accogliendo la richiesta di un’ingiunzione preliminare, il giudice federale Richard Leon ha stabilito che l’amministrazione Trump ha con ogni probabilità violato i diritti garantiti dal Primo Emendamento della Costituzione americana, avendo colpito Albanese in via punitiva e come ritorsione per le sue dichiarazioni pubbliche e le sue dure critiche verso le operazioni militari dello Stato di Israele.
“La tutela della libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico.” — Richard Leon, Giudice Federale statunitense
Chi è Francesca Albanese e perché era nel mirino degli USA
Francesca Albanese è da anni una delle figure più polarizzanti del dibattito internazionale sul Medio Oriente. Al centro del suo mandato ONU si sono concentrate le denunce sulla campagna militare israeliana contro Hamas nella Striscia di Gaza, avviata in risposta ai massacri del 7 ottobre 2023.
Nel corso del suo lavoro, Albanese ha accusato formalmente Israele di “genocidio e violazioni sistematiche dei diritti umani”, arrivando a segnalare diversi alti funzionari di Tel Aviv – tra cui lo stesso premier Benjamin Netanyahu – alla Corte Penale Internazionale (CPI) per l’apertura di un processo per crimini di guerra. La giurista è finita più volte nella bufera mediatica, respingendo sempre con forza le accuse di antisemitismo e le contestazioni di vicinanza a gruppi terroristici, difendendo il diritto di criticare le azioni del governo israeliano senza che questo venga equiparato all’odio anti-ebraico.
Le reazioni in Italia: Fratoianni attacca il governo Meloni
La revoca delle sanzioni ha riacceso immediatamente lo scontro politico in Italia, dove l’opposizione è tornata ad attaccare Palazzo Chigi per il silenzio mantenuto nei mesi scorsi sulla vicenda della cittadina italiana.
Ospite del programma Start su Sky TG24, il leader di Alleanza Verdi-Sinistra Nicola Fratoianni ha espresso grande soddisfazione, senza risparmiare critiche all’esecutivo Meloni:
“Francesca Albanese fa uno splendido e importantissimo lavoro. Sono felicissimo che le indegne sanzioni nei suoi confronti siano state finalmente sospese. Peccato che contro quelle misure il nostro governo non abbia nemmeno balbettato qualcosa: sarebbe stato invece opportuno che lo facesse, visto che stiamo parlando di una cittadina italiana. In questo momento storico, lei rappresenta una voce di straordinaria importanza per raccontare con coraggio quello che accade in Palestina e in Cisgiordania. Non tiro per la giacchetta nessuno, ma il suo ruolo per le Nazioni Unite è fondamentale”.
Alla domanda su una possibile futura candidatura della giurista tra le file di AVS, Fratoianni ha preferito non sbilanciarsi, sottolineando la necessità di preservare l’indipendenza del delicatissimo ruolo istituzionale che Albanese ricopre attualmente per conto dell’ONU.