La Premier definisce “inaccettabili” le parole del Tycoon sull’Afghanistan. Crosetto annuncia una lettera formale al Pentagono. Trump corregge il tiro solo per Londra: «Inglesi grandi guerrieri».
La “luna di miele” tra Giorgia Meloni e Donald Trump subisce una brusca battuta d’arresto. Con una nota ufficiale diffusa da Palazzo Chigi sabato sera, la Presidente del Consiglio ha definito «inaccettabili» e fonte di «stupore» le dichiarazioni del Presidente USA, che in un’intervista a Fox News aveva accusato i contingenti NATO di essersi tenuti «lontani dal fronte» durante i vent’anni di missione in Afghanistan.
La Premier ha ricordato a Trump che l’amicizia richiede rispetto e ha messo sul tavolo i costi umani pagati dall’Italia per onorare l’Articolo 5 della NATO (attivato proprio per difendere gli USA dopo l’11 settembre):
- 53 soldati italiani caduti in missione.
- Oltre 700 feriti in operazioni di combattimento e addestramento.
- Comando Regionale Ovest: L’Italia ha avuto la piena responsabilità di una delle aree più calde e pericolose del conflitto.
«Non sono accettabili affermazioni che minimizzano il prodotto dei Paesi NATO, soprattutto se provengono da una nazione alleata», ha scandito Meloni, annunciando che lunedì il Ministro della Difesa Guido Crosetto invierà una lettera formale di protesta al segretario alla Difesa USA, Pete Hegseth.
La retromarcia “selettiva” di Trump
Sotto la pressione della durissima reazione di Keir Starmer e del Principe Harry, Trump ha affidato a Truth Social un parziale dietrofront, che però ha il sapore di un ulteriore sgarbo per gli altri alleati (Italia compresa): Trump ha definito i soldati britannici «tra i più grandi guerrieri di tutti i tempi», definendo il legame USA-UK «troppo forte per essere spezzato». Al momento, nessuna parola di elogio o scusa è arrivata per i contingenti italiano, francese o tedesco, alimentando la sensazione di una “NATO a due velocità” nella mente del Tycoon.
Opposizioni all’attacco: «Governo ipocrita»
Nonostante la nota di fermezza, le opposizioni non concedono sconti alla Premier, accusandola di aver reagito con colpevole ritardo (circa 36 ore dopo le prime agenzie).
| Leader | Accusa principale |
| Elly Schlein (PD) | «Come si può candidare al Nobel chi offende così i nostri militari?» |
| Giuseppe Conte (M5S) | «Meloni ha capito il disonore solo dopo averlo sponsorizzato per il Nobel.» |
| Matteo Renzi (IV) | «Ultima a parlare, meglio tardi che mai. Viva chi difende l’Italia davvero.» |
| Angelo Bonelli (AVS) | «Ipocrita gioco delle parti: prima il Nobel, poi l’indignazione di facciata.» |
Il “Caso Nobel”
A rendere la situazione paradossale è il tempismo: solo 24 ore prima delle offese di Trump, membri della maggioranza avevano ipotizzato una candidatura del Tycoon al Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi negoziali ad Abu Dhabi. Un cortocircuito diplomatico che ora le opposizioni usano come arma contundente contro Palazzo Chigi.
L’attenzione si sposta a lunedì, quando la lettera di Crosetto arriverà sulla scrivania di Pete Hegseth. Sarà il test definitivo per capire se Trump intende scusarsi con l’Italia o se la nuova dottrina “America First” prevede anche il diritto di riscrivere la storia militare dei propri alleati.