Nonostante l’offensiva mediatica di Donald Trump, che l’ha definita “negativa” e “senza coraggio”, Giorgia Meloni sceglie la via della diplomazia e della fermezza atlantica. Ricevendo a Palazzo Chigi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la premier ha lanciato un messaggio chiaro: l’unità dell’Occidente non è negoziabile, perché ogni crepa sarebbe un vantaggio per il Cremlino.
L’incontro a palazzo Chigi con Zelensky ha ribadito il ruolo centrale dell’Italia nel sostegno a Kiev, nonostante le tensioni con Washington sulla questione iraniana: Italia e Ucraina lavoreranno a una cooperazione industriale nel settore della difesa, con un focus particolare sulla produzione di droni e sistemi antiaerei.
“Un Occidente diviso, un’Europa spaccata sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca”, ha dichiarato Meloni, sottolineando che la sicurezza dell’Ucraina coincide con quella dell’Europa. La premier ha evitato di rispondere direttamente agli insulti del tycoon, preferendo parlare con i fatti: il rifiuto di partecipare alla guerra in Iran e la difesa della sovranità ucraina.
Mentre Trump accusa l’Italia di inerzia, Roma si muove nel solco europeo: venerdì 17 aprile, Meloni potrebbe volare all’Eliseo per la riunione dei “Paesi non belligeranti” convocata da Emmanuel Macron. L’obiettivo è creare una missione multinazionale (distinta dalle operazioni USA) per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz attraverso operazioni di sminamento e scorta alle navi commerciali. La strategia: mantenere la “schiena dritta” con gli USA ma agire in coordinamento con i partner UE (Francia e Gran Bretagna in primis) per proteggere gli interessi energetici nazionali.
Tutta la maggioranza, dai vicepremier ai dirigenti di partito, si è stretta attorno alla premier dopo gli attacchi di Trump. Antonio Tajani: “Non credo sia una crisi, ma una divergenza di opinioni. I rapporti sono storici e servono rispetto e lealtà”. Matteo Salvini: ha condannato gli attacchi di Trump sia a Meloni che al Papa: “Se attacchi il Papa o Meloni sei da condannare in entrambi i casi”. Giancarlo Giorgetti: da Washington, il ministro ha ricordato che gli scambi bilaterali superano i 100 miliardi di dollari, minimizzando l’impatto politico delle uscite di Trump sull’economia reale.
Il governo Meloni sta cercando di bilanciare tre fronti critici: il mantenimento del legame storico con gli Stati Uniti, l’allineamento con l’Europa sulla crisi di Hormuz e la difesa dell’Ucraina. In questo scenario, la premier si propone come “ponte” tra le due sponde dell’Atlantico, convinta che il ruolo dell’Italia non sia quello di vassallo, ma di alleato leale capace di dire “no” quando l’interesse nazionale o la stabilità globale (e il rapporto con il Vaticano) lo richiedono.